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Legambiente presenta Ecosistema rischio 2016

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Frana repertorio

7 milioni di cittadini italiani sono esposti quotidianamente al rischio idrogeologico

IL DOSSIER – Legambiente ha presentato il suo dossier Ecosistema rischio 2016, un monitoraggio sulle attività nelle amministrazioni comunali per la mitigazione del rischio idrogeologico. L’indagine è stata realizzata sulla base delle risposte fornite da 1.444 Comuni che hanno risposto al questionario di Legambiente. Solo nel 2015, si legge nella nota diramata dall’associazione ambientalista, frane e alluvioni hanno causato nel nostro Paese 18 vittime, 1 disperso e 25 feriti con 3.694 persone evacuate o rimaste senzatetto in 19 regioni, 56 province, 115 comuni e 133 località.

LE AREE A RISCHIO – Secondo i dati resi noti nella giornata di ieri sarebbero 7 milioni i cittadini che ogni giorno si trovano a vivere in zone esposte a rischi idrogeologici, come frane, alluvioni o smottamenti. Interi quartieri negli anni sono stati costruiti in zone considerate a rischio. Il dato parla del 31% dei comuni presi in esame (in totale 1444), dove nel 18% dei casi, nelle aree golenali o a rischio frana, sono presenti strutture sensibili come scuole o ospedali e nel 25% strutture commerciali.

GLI INTERVENTI – Sempre dal dossier si evince il grado di arretratezza dei nostri comuni sugli interventi di mitigazione dei rischi e sulle delocalizzazione di edifici, imprese e strutture dalle zone pericolose. Solo il 4% delle amministrazioni ha intrapreso tali interventi in relazione alle abitazioni private, mentre l’1% lo ha fatto per gli insediamenti industriali. In ritardo anche la prevenzione, con il solo 84% dei Comuni che ha un piano di emergenza che analizza il rischio idrogeologico, di questi solo 46% ha aggiornato il piano e solo il 30% dei Comuni ha svolto esercitazioni e attività di informazione rivolte alla cittadinanza.

L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE – “È evidente l’urgenza di avviare una seria politica di mitigazione del rischio che sappia tutelare il suolo e i corsi d’acqua e ridurre i pericoli a cui sono quotidianamente esposti i cittadini – ha dichiarato il responsabile scientifico di Legambiente Giorgio Zampetti – La prevenzione deve divenire la priorità per il nostro Paese, tanto più in un contesto in cui sono sempre più evidenti gli effetti dei cambiamenti climatici in atto. Per essere efficace però, l’attività di prevenzione deve prevedere un approccio complessivo, che sappia tenere insieme le politiche urbanistiche, una diversa pianificazione dell’uso del suolo, una crescente attenzione alla conoscenza delle zone a rischio, la realizzazione di interventi pianificati su scala di bacino, l’organizzazione dei sistemi locali di protezione civile e la crescita di consapevolezza da parte dei cittadini”.

LeMa