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Swap Party: il riciclo e la moda a costo zero

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Parola d’ordine swappare (da swap scambiare, barattare), è nato a Manhattan nel cuore pulsante dello shopping e sta prendendo piede in tutto il mondo: lo “swapping”, l’ultima tendenza in fatto di moda che permette di rinnovare il proprio guardaroba e dare nuova vita ai nostri vestiti attraverso uno scambio a costo zero.

Le fashionvictim d’oltreoceano hanno inventato un nuovo modo di fare acquisti, abbattendo costi senza rinunciare allo stile. Ora che magliette, gonne e pantaloncini hanno preso il posto dei maglioni e dei cappotti negli armadi, chi di noi non si è trovato nuovamente tra le mani abiti che a rivederli ci hanno fatto pensare “ma come ho fatto a comprarlo? “- oppure regali poco graditi, taglie errate, colori che non ci donano o modelli che non ci piacciono più. Possiamo rendere felice un’amica o trovare un’occasione per noi scambiando i nostri capi con altri di nostro gusto grazie ai cosiddetti swap party, ovvero eventi creati ad hoc da community che promuovono lo scambio di abiti e accessori fashion non utilizzati, e che anche in Italia ha visto nascere un suo punto di riferimento non solo virtuale grazie a Swap Club Italia che dal 2009 ad oggi ha organizzato circa 11 incontri di questo tipo in altrettante città dello stivale. Le regole per partecipare sono semplicissime: si selezionano gli articoli che si intende barattare (può esserci un numero massimo di pezzi) prestando attenzione al loro stato ed evitando cioè quelli rotti o sporchi; si consegnano allo staff una volta giunti al luogo dell’evento, che in cambio vi renderà un gettone detto anche swap token che sarà la moneta di scambio. Di solito, dal momento dell’arrivo si può avere a diposizione una determinata quantità di tempo per dare un’occhiata agli oggetti degli altri e decidere cosa si desidera scambiare, al termine del quale è possibile riprendere gli oggetti portati e non scambiati, oppure decidere di donarli ad una delle organizzazioni benefiche che sempre più spesso si affiancano a queste manifestazioni. Lo swap non è il solo modo innovativo di concepire il riciclo, che si inserisce nel filone del consumo etico, low cost e spesso ecologico che sta prendendo piede negli ultimi anni per via della nota situazione economica e della nuova coscienza sociale. Infatti, si va dal designer a domicilio, che partendo dal luogo di genesi di alcuni rifiuti (uffici, case, fabbriche) crea nuovi oggetti di riuso secondo specifiche esigenze del cliente, agendo prima che gli oggetti vengano abbandonati, fino al progetto “rifiuto con affetto” ideato dal gruppo Publink che propone di rimettere in circolazione oggetti ancora utilizzabili, quelli per intenderci che ci dispiace buttare via, attraverso un apposito cassonetto-espositore ad uso pubblico da posizionare in scuole, giardini pubblici, cortili condominali e piazze, che rovesci il concetto del buttare trasformandolo in donare, un po’ come accade in alcuni paesi europei dove viene adottato un diverso tipo di raccolta rifiuti, e non è insolito trovare per strada la sera prima del giorno di raccolta, oggetti di ogni genere che si è deciso di buttare, accompagnati da bigliettini che ne spiegano le caratteristiche e stato.

Michela Romoli