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Tradizione e innovazione: viaggio nel mondo dei vini naturali

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Quanto sono sani i vini naturali?

Secondo le ricerche condotte da Vinnatur per garantire la qualità dei prodotti dei vignaioli presenti in fiera su 140 campioni analizzati, il 56% contiene meno di 10 mg/l di anidride solforosa, l’84% invece contiene meno di 60 mg/l. Sono inoltre 132 i campioni senza tracce di pesticidi, solamente 8 campioni rilevano una traccia bassissima di pesticidi che potrebbe dipendere da una contaminazione dai vigneti circostanti.

Pertanto ci sembra di poter affermare che scegliere un prodotto costruito seguendo questi pochi semplici parametri sia garanzia di qualità e rispetto per la salute del consumatore. Crediamo che tale prodotto possa essere a buon diritto considerato l’assoluta espressione delle caratteristiche e peculiarità di un territorio.
A fronte di ciò, quest’anno a marzo la nostra scelta è stata di saltare il Vinitaly (seppure anche la nota fiera vinicola dedichi uno spazio sempre maggiore ai vini naturali) per andare a curiosare a due tra le più importanti manifestazioni italiane di vini naturali: Vini Veri, tenutasi come ogni anno all’areaexp di Cerea, e Vinnatur, che invece si svolge tutti gli anni presso Villa Favorita, in località Monticello di Fara, Sarego.

1°giorno, 21 marzo, Cerea. La location è notevole, ci troviamo in un capannone industriale dismesso, che all’inizio del 1900 era dedicato alla produzione di concimi. Il consorzio Vini Veri, che ogni anno raggruppa più di 150 vignaioli naturali, si è dato come obiettivo quello di restituire trasparenza all’etichetta di ogni bottiglia, rendendo obbligatoria la trascrizione di tutte le sostanze presenti nel prodotto finito. Il vignaiolo naturale, fautore di tale cambiamento epocale, ottiene vino utilizzando esclusivamente uva e in alcuni casi pochissimi grammi di solfiti, pertanto i processi di produzione sono assolutamente non interventisti, ma essenzialmente di attesa sia in vigna che in cantina.

Tra le cantine di cui abbiamo degustato i prodotti, senza dubbio degne di nota, l’azienda agricola Case Bianche (Torchiara, Salerno, zona del Cilento) con il suo spumante da uve Fiano a dosaggio zero, freschissimo, grande mineralità e acidità spiccata. L’azienda Boccella (Castelfranci, Avellino) di cui ricordiamo il Rasott, aglianico di Taurasi, incredibilmente avvolgente, vellutato e profondo. Tra le aziende italiane ricordiamo anche Crocizia (Pastorello di Langhirano, Parma) con il suo Znèstra, malvasia dell’Emilia, estremamente complesso, interessante e a vocazione territoriale.
Assolutamente da menzionare la linea di vini francesi proposti dal distributore vicentino Venti10, tra cui il Cremant du Jura di Domaine de Marnes Blanches, gli incredibili champagne di Charlotte Tanneux e il pinot nero di Chapuis et Chapuis. Per quanto riguarda i vini esteri non possiamo non menzionare i vari riesling e i gruner veltliner austriaci delle cantine Wachau e Werlitsch, colmi di profumi inconsueti e dotati di un equilibrio strepitoso.

2° e 3° giorno, 22-23 marzo, Villa Favorita: la villa, residenza nobiliare costruita nel secondo decennio del 1700, è un luogo incantevole situato su un colle che domina tutta la pianura di Monticello di Fara in provincia di Vicenza. Vinnatur è un’associazione autofinanziata fondata nel 2006 da Angiolino Maule, a cui va sia il merito dell’ineccepibile organizzazione dell’evento, che quello di essere riuscito a creare una grande rete di vignaioli, che condividono passione e intenti nel loro lavoro. L’associazione riunisce più di 150 produttori di vino provenienti da tutta Europa, i quali condividono la medesima filosofia produttiva. Anche qui il principio fondamentale è la pratica di un’agricoltura sana che rifiuta l’uso di pesticidi, diserbanti e concimazioni di derivazione chimica. In cantina si lavora senza lieviti selezionati, additivi di qualunque tipo e tecniche invasive poco rispettose della materia prima. L’attenzione è rivolta al terreno e al suo equilibrio naturale che deve rimanere inalterato. Ogni anno i vini di tutti gli associati vengono sottoposti ad analisi per rilevare la presenza di pesticidi residui; si tratta di un monitoraggio a tappeto che non lascia dubbi né scappatoie.
Ci perdiamo subito tra le magnifiche stanze affrescate della villa, per poi passare nelle cantine del piano inferiore dove siamo pervasi dal buonissimo profumo di pane appena sfornato, opera di Esmach, laboratorio di prodotti per la panificazione, che ha allestito una panetteria operante in diretta, capace di sfornare a ciclo continuo pane fresco ottenuto da lievito madre, lo stesso che poi abbiamo trovato ai banchi d’assaggio per accompagnare le degustazioni dei vini.

Anche qui gli assaggi sono di altissimo livello, dai francesi biodinamici di Domaine Pierre Frick, vignaioli da dodici generazioni, Alexandre Bain e Domaine de la Pepiere, agli incredibili spagnoli di Barranco Oscuro, Bodega Purulio e Bodega Cauzon che operano in vigneti tra i 1000 e i 1400 metri, tra i terreni scoscesi del versante nord della Sierra Nevada.

Incredibili gli sloveni di Nando Azienda, Rebula, Sauvignon e Chardonnay da vigneti di una trentina d’anni, coltivati sul versante sloveno del Collio, ma anche i vini dell’azienda Dva Duby, situata a Dolni Kounice sul confine austriaco della Repubblica Ceca.

Le etichette italiane che andrebbero menzionate sono molteplici, purtroppo citarle tutte sarebbe complicato, dunque il nostro elenco sarà ridimensionato: l’azienda agricola Donati Camillo in Emilia Romagna, azienda a conduzione familiare, che produce principalmente vini naturali frizzanti; l’azienda altoatesina Radoar con i suoi Muller Thurgau e Zwigelt; l’azienda Rauten, condotta da due appassionati fratelli che producono l’unico vitigno bianco autoctono del trentino, la Nosiola, vinificata sulle bucce per una settimana ed affinata in botti di acacia per la produzione di vino secco, o appassita, pigiata e affinata per cinque anni per la produzione di vino santo trentino. Prezzi sopra la media, ma grande bevibilità ed eleganza per i Franciacorta di Ca’ del Vent. Mentre un ottimo rapporto qualità prezzo contraddistingue i vini dell’azienda Costadilà, di cui ricordiamo oltre agli splendidi rifermentati in bottiglia, la simpatia e la stravaganza del produttore. Concludiamo citando Natalino Del Prete, un vignaiolo che oltre che per il suo vino, un inconsueto Primitivo dal rapporto qualità prezzo disarmante, ci ha conquistato per la genuinità, la cortesia e la semplicità di contadino che lo contraddistinguono.

Ingenuamente si potrebbe pensare che tutti questi vini siano scadenti, prodotti ignorando le principali pratiche innovative della moderna industria enologica, invece sono costruiti seguendo pratiche millenarie. Abbiamo trovato, nella maggior parte dei prodotti degustati un’eleganza fuori dal comune, che ci ha riportato direttamente al territorio di provenienza. I nostri palati, assuefatti ormai a gusti piatti e standardizzati, onnipresenti nella maggioranza delle enoteche e dei ristoranti, hanno ricevuto una piacevole scossa con l’assaggio di vini “onesti”, che non giocano a camuffarsi da ciò che non sono. I vini naturali, se prodotti nel giusto modo, rappresentano l’espressione più autentica di una zona, di una vigna e del vignaiolo stesso che li ha creati.

Sara Bonessio – Mauro Lenci

(Foto di Sara Bonessio)

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