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Roma, colmare il gap: progetto stadio e nuovo direttore sportivo

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Presto si chiuderà un’era per far fronte ad una nuova, come forse mai si era visto prima a Roma

Sono passati i Sensi, ha rescisso Sabatini, si ritirerà Totti: il nuovo volto giallorosso sarà sempre più americano, con un nuovo direttore sportivo e soprattutto una casa nuova. Pallotta sta lavorando col Sindaco Raggi per averla già nel 2019, a Tor di Valle: un impianto che non superi i 50 mila spettatori, con posti a sedere a pochi metri dal prato verde ed un’infrastruttura degna dei migliori stadi europei. Questo è solo uno dei modi tramite cui provare a colmare quel gap esistente fra “tutte le altre” e la Juventus, una corsa in cui la Roma da anni è data per prima inseguitrice, salvo deludere puntualmente le attese. 

La desolazione che l’Olimpico attraversa da ormai due anni è uno fra i peggiori spettacoli visivi e di immagine offerti dal calcio italiano: una struttura da quasi 70 mila posti coperta solo per metà, nel migliore dei casi. Lotte interne fra ultras e società, diatribe con lo Stato e risultati mancanti: tutto in un calderone che il Presidente Pallotta ha deciso di svuotare partendo da un cambio di mentalità e vedute, decisamente più all’avanguardia e che sradichino Roma della sua eccessiva “romanità”. Un’indagine condotta da Bwin sul rapporto tra tifosi e stadi in Europa ha evidenziato che Il calcio italiano conserva dopo la Germania il primato per la capienza media degli stadi, ma ne “vanta” un altro molto meno dignitoso: nessun campionato fra i top europei ha un numero medio di spettatori basso come il nostro e non solo, ai minimi storici anche quello degli ormai dimenticati “tutto esaurito”. L’ultimo in occasione di Inter-Juventus un mese fa, capace di regalare un incasso record di oltre 4 milioni di euro: una goccia nel deserto in cui versa la Serie A.

Udinese e Juventus hanno per prime intuito i benefit che uno stadio di proprietà comporta, la Roma ha già presentato il progetto e conta in 3 anni di trasferirsi, forse in preda ad un ingiustificato ottimismo.

La rivoluzione romanista non termina però qui: Sabatini ha rescisso con circa un anno di anticipo un contratto ormai bruciato da tempo per i pessimi rapporti con la società. Eppure Pallotta dovrebbe fare un monumento all’ex dirigente rosanero: quando nel 2011 è sbarcato nella capitale la rosa a bilancio valeva 37 milioni di euro, oggi il patrimonio è di quasi 200 milioni. In 5 anni Sabatini ha portato plusvalenze per un totale di circa 130 milioni di euro, eppure il consulente ed ex dg giallorosso Baldini sta lavorando in questi giorni per trovare il sostituto. Monchi del Siviglia è il preferito, ad interim ricoprirà il ruolo il vice di Sabatini, Ricky Massara, affiancato dall’ex terzino Balzaretti.

L’ultimo regalo lasciato in dote dall’ex ds della Roma è il rinnovo di Radja Nainggolan: il belga firmerà un prolungamento di due anni che lo legherà ai capitolini sino al 2020. Un’operazione non da poco per uno dei giocatori più corteggiati della rosa a disposizione di Luciano Spalletti.