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La Loira Segreta

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Loira fermento 15

Tra castelli, giardini e fortezze si nascondono i “Signori della Birra” di Angers

“Vorrei una birra prodotta da queste parti”. “Sta scherzando!? Siamo nel nord Europa, qui si chiude presto, non funziona come da voi che passate la notte nei pub perché vi alzate tardi”. Queste sono più o meno le prime parole che ho scambiato con un simpatico publican al mio arrivo nella Loira a caccia di birrifici, castelli e del senso di un fiume, la Loira appunto, che tutto involve nel suo incedere lento fino all’Oceano Atlantico, portando con sé le vite della gente di questa regione senza tempo che custodisce la memoria di una storia potente, a volte svenduta ai turisti eppure ancora fiera. Ecco, di questo parliamo nella nostra rubrica dedicata ai birrovaghi: birrifici e castelli nel cuore della Francia, dalle cucine di Caterina de’ Medici ai birrai artigianali di Angers, nuovi protagonisti nella Patria del Sancerre e dello Chinon.

Il nostro viaggio comincia nella splendida Tours, centro fondato dai romani nel 50 a.C. e capoluogo del dipartimento dell’Indre et Loire. La cittadina è patrimonio dell’UNESCO dal 2000 e vanta un castello, vestigia romane (le terme, parte della prima cinta muraria e alcune torri), molti edifici gotici e la notevole cattedrale di St. Gatien (San Gaziano, il primo Vescovo di Tours inviato dal Pontefice nel 250 d.C.). Ma qui non si studia solo la storia: locali di ogni genere, hall per concerti e numerosi teatri dimostrano la vocazione artistica e il fermento culturale di Tours. E a proposito di Fermento iniziamo subito a birrovagare, facendo tappa nel quartiere vecchio dove, oltre alla suggestiva cornice di case a graticcio coloratissime, troverete numerose brasserie ben fornite anche di etichette locali, come ad esempio la Brasserie Bure in Place de la Resistance, la più modaiola Le Palais in Place Jean Jaurès o ancora il tradizionale e ben fornito The Pale in Place Foire le Roi. In città è anche possibile gustare una saporita cucina di territorio in molti bistrot e ristoranti, sempre nel centro storico.

Ma lasciamo Tours per immergerci nel mondo dei celebri castelli della Loira. Prima immancabile tappa è la magnifica Amboise, con il suo maniero che custodisce, tra l’altro, la tomba di quel Leonardo da Vinci che qui trascorse gli ultimi anni della sua vita. Perdersi tra i vicoletti del borgo, concedersi una visita alla curiosa Pagoda locale e cenare in riva al fiume lasciandosi cullare dall’acqua che scorre lenta non ha prezzo. Sempre a proposito di prezzo qui si dorme con poco scegliendo il campeggio comunale Ile d’Or – badate, in Francia la cultura pubblica del campeggio è anni luce avanti a quella italiana – situato su di un’isoletta proprio al centro della Loria (ma in estate occhio alle zanzare!). Amboise vive oggi soprattutto di turismo e di vino, ma anche qui non mancano indirizzi sicuri per gli amanti della birra, come il Cafè des Arts in Rue Victor Hugo ed il mio preferito, Le Shaker in Quai François Tissard, a due passi dal camping, dove ho vissuto la simpatica scenetta con cui ho aperto questo articolo. Consiglio: regalatevi una serata senza fretta alcuna di ripartire, guadagnerete un ricordo prezioso.

Al mattino di nuovo sulla via: da Amboise fate tappa al vicino Chenonceau, semplicemente meraviglioso e in odore di romanticismo per i beer lovers accoppiati (attenzione: i migliori propositi potrebbero trasformarsi in astio iracondo se ci andate ad agosto). Qui visse Caterina de’ Medici e sempre qui i cuochi di corte sperimentarono le prime ricette di cucina “moderna”, realizzate su più fuochi e con l’impiego di spezie rivoluzionarie come il pepe. È l’alba della cucina aromatica, che supera lo strapotere del gusto agrodolce di moltissimi piatti per giungere alla separazione tra il dolce e il salato. Tecniche e tradizioni che verranno poi sviluppate e arricchite nella Firenze rinascimentale, alcuni decenni dopo. Allo shop del visitor centre è possibile acquistare un dignitoso Beer Firm, brassato fuori regione ma pur sempre artigianale.

Ultimata la visita tornate sulla E60, prendete la E5 e puntate verso Chinon, per non farvi mancare uno dei più maestosi castelli in parte diroccati della Loira, scevro dalle leziosità dei più noti Chambord o Giverny. Giretto veloce e poi barra dritta verso La Menitré, dove incontriamo il primo birrificio di questo itinerario: La Piautre – Fabrique de Biéres de Anjou. Aperto nel 2004, dopo cinque anni di esperienza come homebrewers di Vincent e Yann, oggi ha raddoppiato l’organico con Amelie Lesimple e Michel, l’aiuto birraio. Come spesso accade da queste parti il birrificio ha la certificazione biologica e questo mi porta a considerare un fatto rilevante che dovrebbe suggerire qualche riflessione anche a casa nostra. In Francia la cultura dell’identità agroalimentare e gastronomica è molto più forte che da noi, e capita spesso di incontrare birrai che non prescindono dal legame tra le materie prime locali – alcuni possiedono addirittura delle micro malterie domestiche – e la naturalità del prodotto. Pensate che nel dipartimento di Angers si utilizzano per fare birra tra il 60 e l’80% di ingredienti a km0 certificati e che quasi tutti i produttori sono biologici o perfino biodinamici. Altro che la nostra legge sui birrifici agricoli. La Piautre è il primo birrificio di nuova generazione ad aprire i battenti in zona ed è anche quello con i maggiori volumi produttivi, con punte di 1.300 ettolitri nel 2013 contro una media regionale di 300. Otto le referenze disponibili in bottiglia, suddivise in due linee: la classica e le speciali, cui si aggiungono fusti da 30 litri su prenotazione. Tra le classiche ho apprezzato la Rousse, una rossa al miele da 6° alcolici, con note speziate e caramellate non particolarmente luppolata, ottima in cucina con la scamerita di maiale o un bell’arrosto. Corrette anche la Blanche, la Blonde e la Ambrée. Tra le speciali menzione per la Noel Hiver da 7,5° alcolici, a base di malto pale e caramel: speziata, con note di caramello, ottima con cioccolato e dolci agli agrumi. Interessante anche la IPA, in verità piuttosto strong con i suoi 8° alcolici e un generoso dry hopping che le conferiscono freschezza e persistenza. Da gustare con piatti decisi di carne e di pesce.

Da Menitrè si prosegue nell’itinerario ad anello attorno ad Angers, nel Maine et Loire fino a Les Verchers-sur-Layon, minuscolo borgo rilassante e un po’ sopito dove ha sede il Birrificio Fontaines fondato da Anne-Catherine Sailly. Birraia visionaria e anche nipote d’arte visto che, come racconta lei stessa, “ho proseguito la tradizione di famiglia, visto che mia nonna faceva birra in casa per il nonno e anche io ho cominciato in un garage”. Anne produce quattro birre, senza badare troppo al marketing come dimostrano le etichette piuttosto rustiche. Ma la sua forza è l’accoglienza, la voglia di “fare entrare le persone nel cuore della mia birra e del mio birrificio”. Ad ogni modo la Blanche aromatizzata alle rose fornite da un agricoltore locale non è male, La Fosse Blonde è resa orginale da una speziatura non invasiva, la Troglotte è un’ambrata di buon corpo e profumi terziari, caldi, pensata in onore della popolazione preistorica dei trogloditi che nella valle hanno lasciato molte pitture rupestri. Chiude la linea la bruna Sarcophagus, ma ogni tre mesi il birrificio propone due specialità a rotazione, disponibili anche in fusto.

Basta una mezz’ora di auto per lasciare Les Verchers e raggiungere la cittadina rurale di Beaupreau, nel cuore della Mauges, alla scoperta del prossimo birrificio: La Rombiere di Séverine et Jérémy Morano, che nel 2010 hanno raccolto la sfida e fondato un vero e proprio birrificio familiare. Ricette di taglio moderno e materie prime quasi tutte bio per una batteria che conta ben dieci etichette. La media generale è soddisfacente ma, a mio avviso, le punte di diamante sono tre: una Tripel giallo dorata da 8,5° alcolici, di ottimo equilibrio e flavour fascinoso confermato in bocca; la Rousse, ambrata da 6° alcolici con aggiunta di zucchero di canna e coriandolo, che unisce ottima bevibilità ad un corpo di tutto rispetto; e infine la Noel da 6°, davvero molto ben congeniata, con aggiunta di miele di castagne e spezie. Non è facile produrre birre di Natale originali e ben bilanciate, ma questa credo che sia sulla buona strada. Discreta anche la Noir (stout), con qualcosina da rivedere nella Blonde.

Il viaggio continua e il nostro birrovagare a mo’ di falchi attorno ad Angers stringe il cerchio e si avvicina, di birra in birra, al suo epilogo. Ma di strada c’è n’è ancora da fare, quindi cuore fermo e niente cedimenti. Prossima tappa è lo squisito abitato di Bouchemaine: la sosta in questo minuscolo paesello è giustificata dalla presenza della Brasserie Bouchemaine, pure questa biologica, tanto per cambiare. Attualmente vi si producono quattro birre dal packaging molto bello, tutte appartenenti a stili classici amati sul territorio: la Blonde, la Blanche (notare come in Francia tutti ne producano almeno una), la Ambrée e la Triple, con le ultime due a mio modesto avviso una spanna sopra le altre. Da sottolineare la scelta della proprietà di restare legata al territorio, con il 60% della birra venduta localmente in fusti.

Ed eccoci all’ultimo birrificio del nostro pellegrinaggio. Un’ultima birra ed un ultimo luogo da visitare, in faccia alla sera che si avvicina. Già, la fine di un viaggio ci accoglie spesso al volgere di un giorno. Senza tristezza però, perché una vacanza è bella tre volte: quando si prepara, quando si vive e quando si ricorda, e non è scontato che il momento più intenso sia all’atto del fare. Siamo nel ridente abitato di Mozé-sur-Louet, praticamente raso al suolo durante la Rivoluzione Francese e oggi noto principalmente per via del nome scritto sulle carte geografiche. Appena fuori da centro, si fa per dire, troviamo il Bio-Birrificio Angel di Angélique Parpaillon e Jean-Baptiste Leclercq, nato alla fine del 2012. Angélique seleziona il 100% dei suoi fornitori nel Dipartimento e crede fortemente nel valore della tracciabilità delle sue birre: il consumatore può risalire alla provenienza di ogni singolo ingrediente presente nella bottiglia acquistata. Ma c’è di più: Angélique si dedica con passione perfino alla maltazione dei cereali, grazie ad un piccolissimo impianto che è riuscita a realizzare un paio di anni fa (prima usava il forno in cucina). Altra curiosità legata alla produzione riguarda l’acqua, che proviene da una sorgente locale ma subisce un triplo filtraggio naturale con filtri di ceramica, silicio e rocce vulcaniche. Insomma, la ragazza si dà da fare. Le etichette sono quattro, tutte di alta fermentazione e, ovviamente, tutte al femminile: La Megere, la Fine Bulle, la Puissante e la Fraiche. La prima è un’ambrata in stile belgian ale di tutto rispetto, la seconda una golden ale, la terza una stout di sicura originalità (il cereale quasi verde gioca un ruolo determinante) e, infine, l’immancabile blanche, di ottima beva e perfetta in cucina con crostacei e insalate di mare.

Dopo tanto birrovagare sediamoci al tavolo di un bistrot nel centro di Angers, con la testa piena di tutto e in bocca il sapore della scoperta. Siamo davvero alla fine, se una fine ha poi ragione di esistere. Il fiume si allarga, il graticcio delle case sembra piegarsi a proteggere i passanti. La giornata è giunta alla fine e con lei il nostro viaggio.

La Redazione