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Ecco una cometa come non si era mai vista

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Un incontro ravvicinato avvenuto a circa 15 milioni di chilometri dalla Terra. La sonda della Nasa Deep Impact, grande come un’automobile, non ha mancato l’appuntamento con la cometa Hartley 2, accostandosi alla distanza minima consentita di 700 chilometri dal nucleo di roccia e ghiaccio e riuscendo a inviare a Terra e sugli schermi dei computer del Jet Propulsion laboratori (Jpl) della Nasa, dove si trova il centro di controllo della missione Epoxi, immagini «mai viste finora».

«CI MANCA IL RESPIRO» – I tecnici hanno lavorato fin dalle prime ore della giornata per verificare che la sonda Deep Impact fosse nella posizione corretta per avvicinarsi alla cometa. Il pericolo da evitare erano i frammenti di ghiaccio che circondano come una nube il nucleo roccioso della cometa. Pochi minuti dopo aver raggiunto la distanza voluta (700 chilometri dal nucleo), la sonda ha puntato verso la Terra la sua antenna. A quel punto è cominciata una fase di controllo dei dati relativi alla sonda stessa e alle sue buone condizioni di salute. A verifiche avvenute, la Deep Impact ha cominciato a inviare a Terra i primi scatti della cometa, che ha curiosamente la forma di una nocciolina americana. Il suo nucleo appare irregolare e così bianco da essere brillante. «Ci manca il respiro al solo pensiero delle scoperte che ci aspettano», ha detto il coordinatore della missione Epoxi, Michael ÀHearn, dell’Università del Maryland.

GLI ALTRI INCONTRI RAVVICINATI – Quello tra la Deep Impact e Hartley 2 è stato il quintop incontro ravvicinato tra un veicolo spaziale e una cometa. La prima cometa ad essere avvicinata da una sonda spaziale è stata quella di Halley, che nel 1986 ha incontrato la sonda Giotto, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Nel 1999 è stata la volta della Wild 2, la cui polvere è stata catturata e portata sulla Terra dalla sonda della Nasa Stardust. La cometa 19P/Borrelly è stata avvicinata nel 2001 dalla sonda americana Deep Space. Infine la cometa Tempel 1 è stata avvicinata nel 2005 dalla piccola Deep Impact, che le ha scagliato contro un «proiettile» per studiare i detriti del nucleo.

Tiziano Farinacci – Italian Research