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Fashion in Rome

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campidoglio

“Roma città aperta” a tutto, ma proprio a tutto, tanto da accontentarsi di una festa del cinema di seconda categoria e di una settimana della moda che cerca di imitare (senza riuscirci), le grandi capitali del settore.

“Mamma Roma”: quella protettiva e premurosa che alleva giovani talenti; quella che i giovani talenti li coccola e regala loro progetti ambiziosi si, ma che rischiano di rimanere una sorta di viaggio in economy class, con il desiderio, spesso illusorio, di volare in business.

La Roma degli eventi apre il sipario al suo spettacolo di alta moda che, dal 27 al 31 gennaio 2007, ha visto sfilare nomi, più o meno noti, della nuova scena fashion internazionale. Citando Fausto Sarli e Kira Plastinina è facile parafrasare il carattere antidogmatico delle passerelle di AltaRoma, capaci di passare da opere di prestigiosa sartoria italiana a passatempi, più o meno divertenti, della Paris Hilton di turno.

Noi però, che ci appassioniamo all’ultimo giorno della manifestazione, ci rendiamo conto che, tra le nuove proposte, la varietà di stili e temi, seppur stonata, fa fatica ad esistere e, col senno di poi, non ci resta difficile affermare che, aver visto una sola sfilata, sarebbe stato come averle viste tutte. Sono ben quattro i nomi che ripropongono, in maniera ripetitiva, lo stesso guanto: lungo e in pelle quello di Albino, lungo, trasparente e con righe quello di Carta e Costura, versione sciatore quello di Carlo Contrada e lavorato a maglia quello di Paolo Errico. I volumi degli abiti sono più o meno simili tra i vari stilisti che, tutti, hanno utilizzato tessuti rigidi, in modo da costringere il corpo ad una forma prestabilita. È forte l’idea del drappeggio, che ricorre soprattutto su maniche e scollature, spesso costruite proprio grazie all’applicazione di elementi esterni, come nodi o fiocchi in tessuto. Giganti quelli di Albino e di Carta e Costura. Molto sobri, al contrario, quelli di Carlo Contrada che, attraverso fili di lana, riesce a dare vita a vere e proprie architetture smussate dalla morbidezza di marroni pastello. Anche Paolo Errico, come Carlo Contrada gioca coi colori della terra e con la lana. Entrambi sfruttano il tessuto non trattato, manipolandolo in modo da creare forme che tuttavia appesantiscono il corpo. Così come succede con la pelliccia, di cui entrambi fanno largo uso: per Paolo Errico le pellicce diventano addirittura maglie, mentre, per Carlo Contrada si propongono negli accostamenti più disparati, tanto da essere affiancate a vernice lucida o essere utilizzate come decorazione di alcuni elementi dell’abito. Pelliccia anche per Albino che se ne innamora nella sua versione short, proponendola in copri spalla o mini cappa. Insomma, inutile aspettarsi crêpe o qualsivoglia tessuto leggero: le proposte delle nuove leve della moda italiana spaziano dalla pelle al velluto, al damascato al velour, materiali e costruzioni che evocano l’opulenza delle tende e dei salotti. Persino la pelle è lavorata in modo da ricordare morbidi divani, come succede per le maglie imbottite di Paolo Errico, ricamate da cuciture, le stesse applicate addirittura su collari per cervicale trasformati in elementi d’alta moda. Anche le scarpe assumono un aspetto ampolloso, con improbabili sfumature su tronchetti in vernice, proposti da Carta e Costura o ricoperte da calze, nella versione di Paolo Errico.

Ladies and gentleman questa è AltaRoma e, dicono che sia alta moda.

Cinzia Dell’Omo