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Gli astronomi del SETI espandono la ricerca

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Gli astronomi del SETI espandono la ricerca extraterrestre.

Gli astronomi del SETI, il famoso progetto di ricerca della vita extraterrestre statunitense, hanno deciso per il mese di novembre di ampliare la ricerca nello spazio coordinando i vari osservatori sparsi per il pianeta e le loro osservazioni giornaliere, nella speranza di captare finalmente un segnale che indichi la presenza di civiltà aliene nell’universo.
Questo progetto denominato Project Dorothy, che coinvolgerà astronomi provenienti da oltre 12 paesi su sei continenti, è stato ideato per celebrare il 50° anniversario della prima osservazione promossa dal SETI e consisterà nel puntare verso le stesse coordinate una quarantina di antenne paraboliche che all’unisono osserveranno contemporaneamente lo stesso quadrante di universo.
Il primo esperimento di osservazione SETI dello spazio si tenne nel 1960 (nome in codice Project Ozma) e fu diretto dal famoso astronomo Frank Drake: egli fu il primo ad ascoltare i segnali radio provenienti dallo spazio e fu il precursore di questa nuova scienza di ricerca. Da allora sono passati oltre cinquanta anni, nei quali le ricerche non hanno ancora prodotto i risultati auspicati da tutta la comunità scientifica e non solo. Ma, lo ricordiamo, lo stesso Drake affermò che “l’universo è vasto e pericoloso, ci vorrà molto tempo e scrupolose ricerche per avere qualche probabilità di successo”.. Certamente, a distanza di tutti questi anni, la tecnologia a disposizione della ricerca SETI si è sicuramente evoluta ed oggi si conoscono cose del nostro universo che cinquant’anni fa non avremmo nemmeno immaginato.
Secondo fonti del SETI, particolare interesse susciterà l’osservazione di due stelle ben precise, Tau Ceti ed Epsilon Eridani (già osservate anche nel 1960), ritenute interessanti per la ricerca della vita aliena. Grazie a questo progetto, quindi, astronomi di tutto il mondo osserveranno e studieranno simultaneamente lo stesso obiettivo pur risiedendo in paesi diversi, dal Sud Africa ai Paesi Bassi, dall’Argentina all’India, dal Giappone all’Italia: da questo tipo di osservazione congiunta si spera, finalmente, di trovare la prova concreta: l’esistenza di altre civiltà evolute.

Tiziano Farinacci – ItalianResearch