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L’EUROPA NEL BOCCALE: UN ANNO DA BEER HUNTER

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Il nuovo anno è iniziato e quello che ci siamo lasciati alle spalle è stato decisamente entusiasmante sotto il profilo birrario.

Nella nostra città abbiamo visto l’apertura di nuovi locali dove il nostro nettare preferito viene trattato alla perfezione e l’offerta è aumentata anche nei pub “storici”, con l?arrivo nella capitale di birre che farebbero invidia ai migliori beer-bar europei.

Per quanto ci riguarda il nostro girovagare alla ricerca di nuove birre ci ha portato alla conoscenza di eccezionali mastri birrai, di locali da favola e personaggi dalla incredibile passione per tutto ciò che riguarda la birra e credo che sia il caso di dare qualche “Oscar” per l’anno trascorso.?Non è impresa facile, la scelta è ardua!


Per la migliore birra italiana ho pochi dubbi: la ReAle Extra della Birra del Borgo di Rieti è quella che ha ottenuto il maggior litraggio nella mia pancia, grazie alla sua immensa beverinità e il perfetto equilibrio tra le note fruttate, erbacee e l’amaro pulitissimo che si sprigiona nel finale. Non a caso ha vinto il premio come birra dell’anno al concorso Unionbirrai nella sua categoria. Non posso esimermi dal menzionare il Birrificio Troll fra i miei preferiti, con le loro birre speziate che regalano spesso emozioni straordinarie come la delicatissima Panada e la suadente Shangri-Là. Ottima, fresca e estremamente piacevole nelle sue note amare la New Morning del Birrificio del Ducato, dell’amico Giovanni Campari, che appena arrivato sta già facendo sfaceli, brassando anche un’ottima pils (Via Emilia) che nulla ha da invidiare alla Tipopils del Maestro Agostino Arioli, quest?ultimo autentico mattatore del suddetto “Birra dell’anno” trionfando in parecchie categorie e ottenendo il premio di birrificio dell’anno con il suo Birrificio Italiano. Birre italiane insomma in evidenza con una menzione d’onore per due birre “scure”: la Stout Black Lizard di Malto Vivo e l?ultima Porter della White Dog. Qua però si entra nel territorio di quella che forse è stata la mia regina dell’anno: la danese Ølfabrikken Porter del Mastro birraio Christian Andersen, felice compagno di bevute insieme al grande Mike Murphy (un po’ il gatto e la volpe nel paese dei balocchi?), una coppia che mi ha portato per mano nell? avvincente tour birrario di Copenhagen, città che mi ha riservato non poche sorprese con la sua “new wave” della birra artigianale. La Danimarca regala grandissime soddisfazioni con la scoperta di birre come le già citate Ølfabrikken, Mikkeller, le norvegesi Nogne Ø e splendidi locali come il Plan B o l?Ølbaren esempi di entusiasmo e professionalità dai quali noi italiani dovremmo imparare.

 

Altro locale che merita la citazione è il Wenlock Arms di Londra, dove la nutrita combriccola di alcolisti italiani reduci dal festival del GBBF usava ritrovarsi, con una scelta e una rotazione di cask inglesi straordinaria. Londra ha l’ “Oscar” per il miglior rapporto qualità/quantità della birra bevuta: è infatti un piacere unico tuffarsi fra litri di bitter ale o mild dalla gradazione alcolica irrisoria e dalla bontà irresistibile?L’altro giorno un infausto avventore mi ha detto: “io bevo soltanto birre forti e me ne vanto”, oltre ad avere l’Oscar della str***ata dell’anno il puerile avventore ha posto dei limiti alla sua capacità gustativa che lo catalogano irrimediabilmente nella categoria. Non sai che te perdi: immenso è infatti il piacere che può dare una Hophead della Dark Star spillata da un cask con i suoi “miseri” 3,8 gradi. Ma qua siamo abituati a bere la Super T: che Tristezza.

 

In terra teutonica invece il mio “Oscar” và alla Zehendner Monchsmbacher, una Keller bier appagantissima dagli intensi aromi di pane fresco, il locale di mescita poi è un luogo fuori dal tempo, come spesso accade quando si gira per la Franconia. Piacere ho avuto nel riscoprire a Roma l’ottima Zwickel della Maxlrainer, gustata in una di quelle “new venue” romane citate sopra, ma gestito da un vecchio compagno di bevute proprio al castello di Bad Aibling. Patriottismo localaro nel citare la Bock della Beck Braeu, recentemente premiata col massimo dei voti dal sito tedesco Bierl.de e brassata dall’amico Andreas Gaenstaller.

 

Per il Belgio la tradizione e la storia brassicola le ho respirate nel Brugse Beertjie di Brugge, con tanto di foto del Kuaska in vetrina (un autentico tormentone quando un italiano gira il Belgio per birra!), dove mi sono scolato Halloween Regenboog e Alvinne Gaspar a ripetizione, oltre che l’ottima scelta di Lambic. Oscar dell’anno alla birreria De Struise, con Urbain Cotteau (uno dei quattro Mastri) che ci ha concesso di spillare la mistica Struise Mikkeller in anteprima mondiale a Roma (il giorno dopo la birra è stata ufficialmente presentata in Belgio al Kulminator di Anversa, il Paradiso di ogni amante della birra), e questo ovviamente rappresenta l’ “orgoglio dell’anno”.

 

Nessuna visita in Belgio può però dirsi completa senza abbeverarsi dei nettari della De Dolle Brouwers, birrificio del Maestro Kris Herteleer di Esen. Il locale di mescita è straordinario, riempito delle opere d’arte di Kris e aperto solo il fine settimana, vale la visita anche per fare la conoscenza di “mamma” Herteleer, una signora che di anziano ha solo l’età, con la vitalità e l’energia di un bambino pestifero: un taglio! E’ ovvio che siamo di fronte ad alcuni fra i “pezzi pregiati” dell’arte brassicola belga e uscire non proprio lucidi da questo luogo è la prassi.?Vi dico solo che mi sono risvegliato 400 chilometri dopo grazie all?intervento alla guida dell’inossidabile Giorgione del Mastro Titta?

 

Dopo avervi rivelato il mio “scempio” dell’ anno: posso concludere questo articolo di ricapitolazione. La speranza per il 2008 è quella di appassionare sempre di più i lettori al mondo birrario, magari a dicembre saranno in parecchi quelli a cui non risulteranno nuovi i nomi sopra citati, perché la vera scoperta sta nell’emozione e nel piacere che una buona birra può dare, una cosa di cui molti sono ancora all’oscuro.

 

Buon 2008 a tutti!

Emanuele Colonna 

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