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Piccole dosi di anni ’20

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Disseminiamo un abito di luce ed ecco che si cosparge di magia. Offriamo agli occhi dello spettatore un susseguirsi di immagini zampillanti, illuminate dal prodigio di un proiettore, ed ecco che assumono un fascino a cui è impossibile resistere.

Quando la moda si presenta al cospetto della settima arte, si cosparge di polvere di stelle e si avvolge di quello splendore che solo la fotografia e il mito riescono a cogliere. Ecco che il look di un attore, o lo stile proposto da un costumista diventano idee fruibili ed imitabili per chiunque. Ecco che la moda comincia ad avere i suoi modelli da imitare, modelli che hanno risonanza internazionale.

Ecco che nasce il divismo degli anni ’20, un decennio che si può considerare una tappa fondamentale nella storia della moda, in cui il successo dello star system hollywoodiano ha significato tantissimo.

Eppure, non è solo grazie al cinema che ricordiamo questo decennio. Questi “anni folli”, in cui divertirsi diventa un must e lasciarci alle spalle il dolore e il malessere di una guerra tanto atroce diventa una necessità, regalano alla storia della moda personalità destinate a lasciare in eterno la loro impronta.

Madeleine Vionnet regala una propria vita all’abito, lo lascia cadere su un manichino e lo taglia solo quando è l’abito stesso a prendere la propria direzione. Il tessuto si umanizza al punto da regalare al taglio sbieco una naturalezza che, ancora oggi, rende la Vionnet pioniera di quella che è considerata una vera e propria arte.

E poi c’è Chanel, l’intramontabile Chanel, con il suo look rivoluzionario, totale, sobrio e minimale. Una virata destinata a non cambiare mai rotta. Neppure oggi, quando a distanza di quasi un secolo, la vediamo ancora rivivere in Lagerfeld e nella sublime interpretazione che, sfilata dopo sfilata, continua a perseverare.

Cinzia Dell’Omo