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QUANDO MORO VOGLIO ESSE FERMENTATO

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Negli ultimi tempi capita sempre più spesso che i mass media si occupino di birra, programmi televisivi o pubblicazioni gastronomiche hanno iniziato a dare la giusta considerazione a un prodotto spesso definito come il “parente povero” del vino. Grandi chef si sono resi conto del potenziale della birra negli abbinamenti gastronomici e i “virtuosi” produttori italiani fanno in modo da non far mancare a loro le idee per nuove creazioni.

È ovvio che la presenza della birra nelle cucine più nobili del panorama culinario italiano non può che giovare alla crescita del prodotto, che finalmente conquista anche il territorio della qualità dopo quello già acquisito della quantità. Il lato negativo, secondo il mio modesto parere, sta nel sentore di “moda” che il mondo birrario sembra attraversare: il potenziale economico dell’industria birra può fare in modo che sul carro dei vincitori ci salga qualcuno che con essa ha veramente poco a che spartire.

La “renaissance” birraria purtroppo non va di pari passo con l’effettiva conoscenza del prodotto. Per troppo tempo la birra è stata bistrattata e relegata nel classico abbinamento gastronomico “pizza-birra”, ora capita sempre più spesso di vedere in programmi televisivi spazi dedicati ad abbinamenti gastronomici creati con birre industriali (e quindi pastorizzate) che ben poco spettro gustativo hanno da offrire. È come abbinare un piatto di un grande chef con il Tavernello…

Ovviamente quando la torta è buona tutti fanno a gara per divorarla, chi ha i mezzi (il denaro) arriva sempre per primo, dettando poi le regole di mercato. Il consumatore rischia quindi di avere delle informazioni sbagliate su quello che è il prodotto e i combattivi artigiani birrai italiani rischiano di non avere un posto di primo piano in un mercato che finisce sempre per premiare le grandi industrie.

C’è quindi un grande fermento per quello che riguarda il mondo birrario; senza essere pessimisti si può notare come questo sia un fatto positivissimo per chi ama la birra, c’è sicuramente un interesse maggiore da parte del consumatore. Spero soltanto che a giovarne non siano soltanto gli “addetti ai lavori”, ma soprattutto il “buon bevitore” che può avere finalmente la possibilità di scoprire le enormi potenzialità della nostra bevanda preferita.

Per una più corretta informazione ci viene sempre incontro internet, dove tramite veri appassionati possiamo soddisfare le nostre curiosità: a parte Urloweb, non smetterò mai di citare il sito dei “domozimurghi romani” www.domozimurghi.org, Marco Tripisciano e il suo Mondobirra.org e il Maestro Lorenzo Dabove con Kuaska.it, sicuramente meglio di tanti appuntamenti televisivi dove propongono abbinamenti con improbabili “doppio malto rosse di abbazia”.

Manuele Colonna