Home Senza categoria

QUANNO MORO VOJO ESSE FERMENTATO

SHARE

Tanto per cambiare facciamo un po’ di polemica e mettiamoci a “urlare” un poco. In questi giorni l’occhio mi è caduto sul giornale dell’amico Vito Scalisi, l’ottimo “Post-it” di distribuzione gratuita, una delle poche voci libere in città.

Il suo giornale ospita una rubrica birraria che ovviamente seguo con molto interesse, diretta e “marchiata” da un rappresentante di una nota azienda di distribuzione.
Sull’ultimo articolo si puntava il dito sui prezzi delle birre nei vari locali, facendo un giusto distinguo sulla “misurazione” del bicchiere (pinte da 56 cl, boccali da 40 e 50 cl, ecc.).
Ho trovato però delle considerazioni poco piacevoli e sorprendenti, soprattutto perché vengono da una persona che con la birra ci lavora e guadagna, tramite la distribuzione di essa.
Si parlava di prezzi esagerati e di gestori furbetti?Di birre “italiane” (ancora qualcuno definisce italiana la Nastro Azzurro e la Peroni ormai da tempo di proprietà di multinazionali estere) vendute allo stesso prezzo di birre straniere, citando due esempi distribuiti proprio dalla sua azienda.
E’ bello che a scrivere di questo siano due come noi, un gestore e un distributore, che danno voce ai giusti malcontenti del popolo quando proprio noi, chi da una parte chi dall’altra spesso e volentieri non ci esentiamo dal fare i “furbetti”.
I prezzi delle birre sono saliti alle stelle, colpa soprattutto delle terrificanti tasse sugli alcolici del governo italiano, colpa dei molteplici passaggi che una birra compie prima di arrivare al vostro bicchiere. E’ bene sapere che ormai i prezzi di una birra al gestore toccano facilmente i 4 euro al litro, le spese gestionali di un locale dovrebbero essere sostenuti da ricarichi sui prodotti del 300%.
Conosco gestori che aumentano tranquillamente questa soglia e gestori che contrariamente fanno fatica a sopravvivere, soprattutto se vendono poco possono giovare in misura minore delle scontistiche che apportano i suddetti distributori.
Sinceramente conosco pochi distributori che conoscono il prodotto che vendono, e sorprendentemente l’autore del suddetto articolo mi ha sempre smentito sul mio preconcetto, ma sentendo un rappresentante di una ditta dare dei “furbetti” ad alcuni gestori mi sembra troppo.
Fare esempi di locali di Campo dè Fiori dove pinte di Guinness vengono servite a 7 euro mi sembra giusto (quei locali sono però sempre pieni?io me la prenderei con la gente che li riempie), ma perché non viene detto che a monte ci sono fusti da 30 litri che costano 130 euro più iva al 20%???
Nel nome de che??? Della “bontà” della Guinness??????
Una birra può uscire dalle fabbriche tedesche a 70 centesimi a litro, e sto parlando di artigiani, aumentando la produzione (e quindi precipitandone la qualità) il prezzo dovrebbe addirittura scendere. Nell’articolo veniva citata la Warsteiner, birra che ha ancora la denominazione “premium pils” quando la definizione pils non dovrebbe più appartenerle, perché ormai i punti di IBU che determinano l’amarezza di una birra non sono più sufficienti per definirla “pils”. Tralasciando che un “purista” non la definirebbe nemmeno birra, perché nell’articolo non viene citato il suo costo al fusto che poi costringe il gestore a venderla a un prezzo sicuramente spropositato?
Se almeno mi stanno servendo un prodotto decente lo capirei?
Concludendo non voglio fare un atto di difesa alla categoria alla quale appartengo, ma i problemi sono ANCHE  e soprattutto a monte e le prese per il c..o ai danni dei consumatori che pagano 5,6 euro per prodotti scadenti abbondano!
Poi adesso che parole come “qualità”, “artigianale” e l’impressionante “cruda” vengono sempre più usate in maniera scriteriata e spesso falsa (alle volte con buone intenzioni, cioè?nun se sa manco che stamo a venne), fioccano euri in abbondanza. Tanto in prima linea c’è sempre il gestore e le bestemmie se le becca lui, ma quanti di voi sanno cosa si muove dietro alla vostra pinta di birra??? Un MONDO di “furbetti”!!!
Buona birra a tutti, ma VERAMENTE buona!

Manuele Colonna