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Rosso Valentino

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Elogio ad un filo dal color rosso Valentino.

Vedendo il film “Valentino, the last emperor” di Matt Tyrnauer, in programmazione su Sky fino alla scorsa settimana, verrebbe da pensare seriamente che il coutourier per eccellenza Valentino Garavani, o più comunemente conosciuto col solo nome di Valentino, abbia lasciato dietro di sè una scia d’inconfondibile maestria rivelatasi ben difficile da ereditare.
Il termine Haute Couture assume un’accezione totalmente distinta nel caso di Valentino: non si tratta soltanto di abiti di lusso, case di moda o sfilate circensi, bensì di sartoria italiana, di conoscenza approfondita delle trame e dei manufatti ma anche di un’acuta capacità di osservazione nei confronti dei desideri e delle aspettative delle donne. Non è un caso se Valentino, di cui si conosce per consuetudine solo il nome proprio come veri artisti quali Leonardo, Michelangelo o Dante, abbia riscontrato un enorme successo quasi sin dal principio della sua lunga carriera.
Innanzi tutto il merito va attribuito, oltre che a Valentino stesso, all’ex compagno di vita e  di affari Giancarlo Giammetti, il quale, essendo rimasto attratto dal carattere particolare e artistico del giovane Valentino, decise di accompagnarlo nel suo lungo percorso artistico.
Erano gli anni sessanta, quelli in cui Hollywood era sì un intimo angolo d’arte e di stile, ma mai quanto la candida Roma in cui Valentino conobbe Giancarlo.
La città eterna e in particolare via Veneto e via Condotti erano frequentate dai personaggi più in vista del periodo grazie a capolavori sfornati dal panorama cinematografico reduce sia del neorealismo di De Sica, Visconti e Rossellini sia dal nuovo cinema d’autore di Fellini e Antonioni.
Il desiderio di Valentino nella creazione suoi abiti non è mai stato quello di voler seguire delle tendenze (quasi sempre passeggere), bensì quello di optare per collezioni molto sofisticate, fatte di un gusto raffinato, sensuale e romantico allo stesso tempo.
I suoi abiti rappresentano la quintessenza dello spirito italiano arricchito da un’influenza francese, intrisa nella personalità di Valentino grazie agli studi compiuti a Parigi.
Questa fusione franco-italiana dà vita ad uno stile tendenzialmente rococò che tuttavia non ha pretese esagerate o capricciose.
L’idea di eccesso è dunque sempre stata ben lontana dalla mente di Valentino.
E’ proprio per questo che, appena aprì la primissima boutique in Via Condotti nel 1959 e conobbe Giammetti, riuscì a comprendersi e fu in grado di inidirizzare la sua lunga carriera.
I “boys” (così venivano chiamati Valentino e Giancarlo dall’ex direttrice di Vogue Diana Vreeland) riuscirono a costruire un impero fatto di colori,di alta moda, di rottura dell’equilibrio “modaiolo” per quasi 50 anni.
Fu la cosiddetta collezione “bianca” presentata a Firenze nel 1968 che consacrò la carriera di Valentino.
I centocinquanta abiti presentati sulla passerella ebbero una reazione istantanea a livello internazionale dal momento che da lì a poco donne provenienti da ogni dove inziarono a presentarsi a Roma soltanto per essere vestite da Valentino, il quale ottenne ancor più visibilità quando vestì Jackie Kennedy per le nozze con Aristotele Onassis. Dopo il matrimonio furono immediatamente richieste altre 35 copie di quell’abito in pizzo avorio e seta.
Da quei tempi Valentino non si fermò neanche un secondo e riuscì a conciliare il lavoro alla sua “famiglia allargata” composta da affetti, da amici e da muse ispiratrici.
Come dice Amy Fine Collins, corrispondente di Vanity Fair: “Immaginare la moda senza la maison di Valentino è quasi come pensare al Vaticano senza il Papa”.
Non importa chi sia stato vestito da Valentino, chi lo abbia conosciuto o quanti soldi abbia guadagnato grazie al suo atelier.
Ciò che davvero conta è la volontà con cui egli ha voluto reincarnare attraverso i colori e i tessuti dei suoi abiti il desiderio, la profondità, l’incertezza ed il mistero femminile.
E’ bastata una scintilla per accendere la moda e si è trattato di una virgola fiammante a forma di V, una rarità rimasta ad illuminare il mondo della moda.

Violetta Sturiale