Home Senza categoria

Valentino Garavani: un ritratto

SHARE
Impeccabile.Valentino ha sempre saputo e sa tutt’ora quello che vuole.Ma, soprattutto, sa come devono essere le cose che vuole.

Valentino potrebbe entrare a far parte del vocabolario della lingua italiana come un aggettivo che significa elegante, raffinato, galante, fine e distinto. Oppure potrebbe entrare come sostantivo che denota gusto, classe, fascino e charme. Se indicasse un colore, invece, il rosso, nella naturalezza del suo pigmento, sarebbe disposto persino ad abdicare, per cedere il trono al v”alentino” che, della palette, diverrebbe sovrano indiscusso.
Questo Valentino lo sa bene, come sapeva, quarantacinque anni fa, quello che sarebbe voluto ed è riuscito a diventare, nella sua maniera ineccepibile di trattare la moda.
Il “giovindonzello” Valentino che studiava, niente popò di meno che, all’Ecole de La Chambre Syndicale e che (scusate se è poco) passava con estrema facilità dalle mani di Jean Dessès a quelle di Guy Laroche, sapeva molto bene che il suo obiettivo era l’alta società. E, soprattutto, sapeva di avere tutte le carte in regola per entrare a farne parte. Sentiva, in cuor suo, che quell’elite, al di fuori della quale non avrebbe potuto vivere, sarebbe presto arrivata a non potere più fare a meno di lui. E così è stato.
Per mezzo secolo Valentino ha vestito star e celebrities di tutto il mondo. Ha ricoperto del suo stile infinitamente glamorous gli international red carpet, gli schermi hollywoodiani e i tubi catodici di ogni singola etnia, cospargendo di polvere di stelle tutto quanto è passato per le sue mani. Dalle fogge agli accessori, ogni singolo pezzo del puzzle Valentino, è stato in grado di rubare almeno un sorriso ad ogni diva e di far sognare tutti quelli che, per ragioni sociali, guardano al suo mondo come a quello delle favole, o come a storie di principi e castelli.
Oggi guardiamo a quell’universo con nostalgia.
Valentino sa anche questo, perché, ancora una volta, questo è stato quello che ha voluto e ottenuto.
Perché uscire di scena all’apice della propria carriera significa voler congelare la propria immagine per renderla immortale.
Perché restare è molto più facile che andare via ed è normale. Ma la normalità è avversa allo stile “valentino”.
Perché non è da tutti scegliere quale e come deve essere il proprio epilogo.
Invece per Valentino è stato proprio così. Lui voleva auto celebrarsi e vedersi celebrato e l’ha fatto. L’ha fatto con l’ultima sfilata di Parigi. Una sfilata che ha avvalorato il suo lungo lavoro, una sfilata che ha segnato, ancora una volta, gli stilemi della dolce vita. Una sfilata che ha creato tensione attraverso l’avanzare deciso delle modelle sul rintocco nostalgico di un metronomo che evoca il tempo che, inesorabilmente passa, regalando una fine ad ogni cosa. Ma concedendo anche colpi di scena. Sarà un caso che a quel metronomo seguono le note melodrammatiche di George Bizet? Noi crediamo sia più che altro un segnale esplicito, visto che Valentino stesso ha dichiarato di voler realizzare abiti destinati all’opera. Ma potrebbe essere al contempo una semplice scelta stilistica, l’ennesimo elemento auto celebrativo, volto ad evocare la grande influenza che l’opera stessa ha avuto su di lui agli inizi della sua carriera. Ci riserviamo il beneficio del dubbio, perché forse è proprio questo quello che Valentino vuole. Certo è che, ancora una volta, è stato pressoché impossibile restare distaccati di fronte all’esercito di modelle che, tutte in rosso, hanno chiuso il sipario dell’ultimo atto griffato Valentino.
Non ci restano che applausi, lacrime ed ovazioni.
Valentino lo sa.

Cinzia Dell’Omo