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VIAGGIO IN BELGIO

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Il Belgio è un paese talmente piccolo geograficamente quanto vasto sotto il profilo birraio, facilissimo da visitare per merito delle brevi distanze ma estremamente impegnativo per chi si vuole immergere nella sua realtà birrofila.  

Ho trovato i belgi un popolo senz’altro particolare: fisicamente sono indefinibili, se andiamo per luoghi comuni tutti sappiamo identificare un tedesco, un irlandese, un italiano…ma un belga? Bah… Avete presente la “ragazza della porta accanto”? Ecco, un belga mi ricorda questo: mai appariscente, mai invadente, mai sopra le righe. Popolo diviso però da forti contrasti interni che sembra si ripercuotano sul loro carattere, spesso li ho trovati diffidenti e di difficile approccio lavorativo: quando vai a trovare un mastro birraio belga non sai mai chi ti troverai di fronte, se gli vai a genio ti trattano da dio, altrimenti rimangono sulle loro e sembrano dirti: “faccio la birra buona, sei tu che hai bisogno di me, non io di te”. Si tratta spesso di piccoli artigiani con produzioni inferiori ai 1000 hl annui (una grande industria ne conta almeno mille volte di più), personaggi pittoreschi che conducono personalmente tutto, dalla produzione alla gestione dell’azienda: si ha a che fare con dei veri e propri artisti, con tutte le conseguenze del caso!
In Belgio c’è la concentrazione più alta di stili birrari, l’unico paese con tre tipi di fermentazione (alta, bassa e la “miracolosa” fermentazione spontanea) e l’ulteriore aggiunta di spezie nei loro prodotti fanno sì di ampliare notevolmente la gamma del gusto che andremo a incontrare. Ecco perché il mastro birraio belga è un artista e le birre spesso sono un riflesso del suo eclettico carattere (vi consiglio di incontrare Kris Herteleer della De Dolle o Jean-Pierre Van Roy della Cantillon, dei veri “Picasso” della birra), a ogni sorso c’è qualcosa di nuovo.

Comunque bisogna parlare di viaggi… Scegliere una meta birraria in Belgio è un’impresa ardua, ma per i “novizi” beer-hunter quella più facile è ovviamente Bruxelles. Possiamo partire da qui, soltanto per dare una minuscola potenzialità di quanto il Belgio possa dare a livello birrario. Il centro città si snoda attorno alla splendida Grand Place e ai sontousi palazzi in stile gotico, a pochi metri da essa, in  Rue de la Colline, c’è la “Brasseur de la Grand Place”, curatissimo e recente locale che propone tre birre di produzione propria, a dir la verità non proprio eccellenti.

Senza dubbio è di altro livello “culturale” il Delirium Cafè, sito poco lontano in Impasse de la Fidelitè, viottolo immerso nella caotica zona della Ilòt Sacrè. L’ambiente da ricordare: dopo un anonimo primo piano si scende nel seminterrato dove esplode il cuore del locale, sempre affollatissimo da una clientela media sotto i trent’anni, la birra viene consumata intorno a delle enormi botti e le pareti sono zeppe di rari cimeli birrari. Spesso la “caciara” aumenta con i concerti dal vivo: rock, blues e improvvisate jam-session. E la birra…? Un librone enorme rappresenta la loro carta delle birre, perché questo è un vero posto da guinness dei primati: 2040 birre in bottiglia presenti nelle cantine per sollazzarvi il palato!!! Tralasciate magari le spine del gruppo Huyghe (Delirium Tremens e simili) e gettatevi nella lettura del librone dove è possibile trovare qualche ottima rarità e non cercate aiuto dagli impegnatissimi pischelli al bancone, di birra purtroppo non ne sanno molto…

La professionalità è invece di casa al Bier Circus di Patrick D’Hane, che si trova un po’ fuori dal centro in Rue de l’Enseignement. Il locale si è rinnovato da poco ma rappresenta sempre un punto di riferimento per chi ama la birra. Buone le cinque spine disponibili con qualche prodotto della Kerkom, straordinaria la lista delle bottiglie, con chicche come la De Dolle Anniversario 2000 e l’esclusiva Derniere Cuvèe della Cantillon. Il servizio è competente e sicuramente potrete trovare dei validi aiuti per orientarvi nel mare della lista di birre. Buon cibo di accompagno.

Ho trovato ottimo il Poechenellekelder, in Rue du Chène, accanto alla famosa statua del Manneken Pis (il bambino piscione). Pare che al locale ci sia un ragazzo considerato uno dei migliori spillatori di birra di Bruxelles e io preso da un attacco di competitività sono subito andato a constatare se le voci erano vere. Ci siamo trovati dentro a un locale quantomeno bizzarro, pieno di ogni genere di pupazzi e marionette, certamente un po? kitsch, comunque caldo e raccolto. Le birre a disposizione non erano tantissime ma effettivamente servite da un ragazzo ai tavoli con straordinaria gentilezza e competenza: una spillatura perfetta che mi ha acceso più di una domanda sul corretto servizio dei Lambic… Ma questa è un’altra storia…
A proposito di Lambic, la famosa (ma non per tutti) birra a fermentazione spontanea trova il suo regno incontrastato nella già citata Brasserie Cantillon in Rue Gheude, zona Anderlecht. L’intera fabbrica di birra è anche il museo della Gueuze e imperdibile ne è la sua visita con degustazione finale approntata dallo stesso Jean-Pierre Van Roy. È straordinario immergersi nei pertugi della birreria che farebbe impallidire qualsiasi schizzinoso igienista (il Lambic fermenta spontaneamente con batteri naturali della regione del Pajottenland e ha bisogno di un reale ambiente microcosmico per maturare), qui si respira la storia di quello che è il prodotto più naturale ma anche più singolare del mondo della birra. In degustazione potrete scoprire se già non lo conoscete, l’effetto UNICO che si prova bevendo una gueuze, da non perdere.

Questo è soltanto un piccolo approccio a quello che è il Belgio e nei prossimi numeri ne continueremo la scoperta.

 Manuele Colonna