Home Cultura Meraviglie e Misteri di Roma

Di archivi digitali e documenti cartacei

SHARE

Che voi siate famiglie o imprenditori, nell’ultimo anno vi siete sicuramente cimentati nell’adeguamento della vostra identità digitale richiedendo lo SPID, per poi accedere alla maggior parte dei servizi di pubblica amministrazione. Anche la convivenza con il Covid-19 ha accelerato la digitalizzazione della vita quotidiana: smart working, DAD, appuntamenti solo su prenotazione (senza contare il dover superare lunghe chiamate a numeri verdi) ed operatori che in ogni modo provavano a risolvere i problemi prima di far muovere le persone.

Nelle epoche passate l’archiviazione di ogni informazione era molto lunga, delicata e numericamente imponente.

Il primo importante sistema di contabilizzazione e archiviazione fu l´Aerarium o Aerarium Saturni, infatti il tesoro di stato e diverse tavolette contabili venivano custodite nel tempio di Saturno presso il Foro Romano. I magistrati romani erano a controllo di questa cassa statale. In questo edificio erano conservate anche le tavole di leggi e i trattati, che poi vennero trasferiti nella nuova struttura costruita i primi anni del I secolo a.C.: il Tabularium, che è collocato nel Campidoglio. Qui venivano custoditi i decreti, i trattati e gli atti pubblici della Repubblica Romana. Più avanti venne creata una sezione dedicata all’archiviazione di editti e documenti prodotti dagli imperatori, che contabilizzavano le uscite e gli ingressi delle casse imperiali che, badate, erano diverse da quelle dello Stato. Chi erano i personaggi che amministravano e gestivano questi libri contabili antichi? I Magister census coordinavano gli antichi notai e ragionieri, i tabularii, i quali redigevano documenti ritenuti ufficiali, anche se spesso si dedicavano agli affari con i privati che rendevano economicamente di più dei lavori pubblici. I tabularii erano colleghi di un’altra categoria che prendeva nota quotidiana di contratti stipulati, di entrate ed uscite economiche, cioè gli antichi banchieri, ovvero gli argentarii, che dovevano curare i libri contabili. Questi codici erano di diverse tipologie: adversaria, che tenevano conto di ciò che accadeva quotidianamente, come un diario che non aveva alcuna valenza giuridica; il codex accepti et expensi è probabilmente il primo esempio di contabilizzazione dell´economia statale su cui venivano indicate, su due colonne per pagina, le entrate (accepti) ed i costi o uscite (expensi). Parallelamente veniva aggiornato il codex rationum, che era il libro dei conti del patrimonio aziendale o personale, ed il kalendarium, un libro che teneva conto delle scadenze per pagare debiti o chiedere indietro dei prestiti. Notai e contabili erano gli antichi precursori di quelle stesse attuali professioni, oltre che dei ragionieri e degli operatori dei servizi pubblici dello Stato: il loro scopo era quello di scrivere, conservare e archiviare in maniera razionale e facile ogni informazione, soprattutto economica, che arrivava ai loro uffici; furono quelle figure che, oltre a conservare parte delle memorie storiche, erano anche i garanti della democrazia, infatti “scripta manent”. Dopo la caduta dell´Impero Romano d´Occidente e con le invasioni barbariche, fu la Chiesa, con i suoi amanuensi negli scriptorium, a conservare e preservare la cultura scritta e i documenti di epoca romana. Ora sta alle intenzioni e alle forze congiunte di programmatori, storici, archeologi ed archivisti la possibilità di rendere digitali tutte le informazioni cartacee giunte fino a noi, senza dimenticarsi di continuare a conservare i documenti antichi.

Veronica Loscrì