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I bunker sotto la Capitale

Con questo articolo scaveremo (difficilmente termine potrebbe essere più fortunato) nell’affascinante storia dei bunker nascosti sotto la Capitale. Immersi nella storia di Roma infatti, i bunker segreti di Mussolini, rappresentano una testimonianza affascinante del periodo fascista. Durante il regime, il Duce aveva una fervente ossessione per la grandeur e il potere, e la costruzione di questi nascondigli sotterranei ne è una prova tangibile. In un’epoca in cui l’Europa era sull’orlo della guerra, il dittatore italiano si preparò a difendere la sua capitale da eventuali attacchi. I bunker furono progettati con cura e costruiti in posizioni strategiche, nel tentativo di garantire la sicurezza del regime, ma non sempre vennero terminati.

Ecco perché l’apertura periodica e la riapertura al pubblico di alcuni di questi bunker ha suscitato grande interesse e curiosità: ci aiuta a comprendere meglio la storia e di riflettere sulle tracce del passato che ancora oggi influenzano la nostra società. Si tratta di luoghi, spesso inaccessibili, che raccontano storie di segretezza e potere, dove si svolgevano incontri riservati e venivano prese decisioni cruciali. L’accesso, in molti casi precluso o limitato, ha inoltre alimentato la curiosità dei romani e dei visitatori, anche se ora, in alcuni casi, le porte di queste strutture sono finalmente aperte.
Tra questi l’esempio forse più suggestivo è quello del Bunker sotto Villa Torlonia, recentemente riaperto al pubblico, offrendo un’opportunità unica per immergersi nel passato e riflettere sulle tracce lasciate da uno dei periodi più controversi della storia italiana, anche grazie al restauro e al nuovo allestimento multimediale. Realizzato a partire dal 1940 nei giardini di Villa Torlonia, la residenza di Mussolini, questo bunker era molto sicuro, con ben tre ambienti per proteggere il Duce e assicurare che stesse al sicuro. Come tutti i bunker, ha porte antigas di ferro e un sistema per filtrare l’aria, insieme a diverse uscite di sicurezza.

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L’emozione è palpabile mentre si esplorano le stanze segrete, i corridoi e le sale dimenticate, testimoni silenziosi di un’epoca turbolenta. Ogni dettaglio racconta una storia, ogni muro custodisce segreti nascosti. Inoltre se c’è una domanda che affascina gli appassionati di storia, è sicuramente quella riguardante la funzione di questi bunker durante la guerra. Il loro scopo principale era quello di fornire un rifugio sicuro per il Duce e i suoi più stretti collaboratori in caso di attacchi aerei o situazioni di emergenza, ma in alcuni casi nascondevano anche funzioni specifiche.
Erano situati in diversi punti strategici della città, accuratamente nascosti e protetti, pronti ad accogliere il capo del regime fascista e il suo entourage. Infatti un bunker molto interessante si trova sotto la stazione Termini (visitabile durante le aperture straordinarie), snodo fondamentale per la mobilità su ferro ieri come oggi. Questo bunker era considerato il centro strategico per coordinare le operazioni militari in caso di attacco aereo. Ancora adesso si possono osservare i segni del passato, come le mappe e le stanze all’interno delle quali è facile immaginare la frenetica attività che si svolgeva in caso di attacco. C’era poi un bunker sotto una delle torri medievali di Palazzo Venezia (attualmente non visitabile), raggiungibile attraverso una lunga scala di mattoni che s’immetteva nel pavimento di un ambiente usato per tanti anni come magazzino. Questo bunker, come quello di Villa Torlonia, non è stato completato a causa della fine del regime fascista, infatti manca di molte rifiniture.
Tutt’altre invece le condizioni del bunker dell’Eur, costruito (e rifinito) tra il 1937 e il 1939. Questa struttura (visitabile durante le aperture straordinarie) avrebbe dovuto avere una funzione particolare, perché destinato agli alti funzionari dell’Esposizione Universale che, a causa del secondo conflitto mondiale, non ha mai avuto luogo. È situato a 32,90 metri sotto il livello del mare, copre 475 mq e avrebbe potuto ospitare 300 persone per 4 mesi.

Veronica Loscrì