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Il paese dei balocchi romani

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Il 2020 è stato un anno quanto mai complicato per imprenditori e liberi professionisti, per le categorie in prima linea e quelle più a rischio, per la vita sociale e lavorativa di tutti. Eppure, a sentir parlare la maggior parte delle persone, si pensa siano i bambini coloro che più hanno subito gli “effetti collaterali” del lockdown e delle successive restrizioni dei tanti Dpcm che si sono susseguiti.

Da quando sono potuti tornare nei parchi, genitori e bambini hanno trovato un po’ di sollievo, sia per la ritrovata socialità che per la possibilità di non dover stare confinati dentro casa, luogo dove è difficile svolgere tante attività che possano intrattenere i figli.

Anche rispetto agli anni settanta e ottanta, periodo in cui i bambini e ragazzi scendevano a giocare per strada e venivano chiamati dalle madri dal balcone a ridosso dei pasti, gli ultimi due decenni sono stati caratterizzati da un aumento degli incontri tra amici ma dentro le proprie case per giocare ai videogiochi o passare del tempo assieme. E se si tornasse indietro di circa duemila anni, come si vivrebbe da bambini dell’epoca romana? Sarebbe permesso giocare più in casa o fuori? Ci sarebbero dei luoghi d’incontro per bambini come ludoteche o asili? I momenti ludici sarebbero condotti da un adulto o li gestirebbe il gruppo?

Seneca, Ovidio, Varrone sono alcuni degli storici che raccontano come i bambini e fanciulli di epoca romana passassero le giornate e si intrattenessero in attività ludiche tra amici. Per loro venivano creati (o talvolta commissionati ad artigiani dai ceti più ricchi) dei giochi che ancora oggi hanno un grande valore agli occhi dei nostri bambini: cerchi, palle, bambole, giochi da tavolo, giochi di movimento, simili a nascondino o acchiapparella. Per i più piccoli esistevano dei sonagli il cui rumore derivava da sassi dentro dei piccoli contenitori.

Ma tornando ai giochi di movimento, i bambini romani spesso giocavano ai precursori della “mosca cieca”, di “nascondino” e “acchiapparella”. Grande successo avevano i giochi con la palla, che poteva essere di varie tipologie: c’erano palle piccole o più grandi, piene di aria o sabbia o di piume. Con queste palle, che si adattavano alle varie età, potevano essere fatti giochi più statici o più movimentati, usando solo mani, solo piedi o addirittura delle racchette. I maschietti si impegnavano in garette con piccoli carri trainati da animali di media grandezza, come oche, capre o cani; le bambine invece seguivano più la madre nella vita quotidiana e si dilettavano con bambole, da quelle più semplici, create con stoffe, a quelle più elaborate, in legno e ben dipinte; esistevano addirittura quelle con giunture articolate e snodate.

Era fatto un grande uso, dentro le case tra gruppi di bambini (ma anche di adulti, che giocavano d’azzardo), dei giochi da tavolo con dadi, pedine e scacchiere.

Sarebbe arrivata poi l´età in cui dire addio al mondo dei giochi, letteralmente, dato che la cerimonia della vestizione della toga virile prevedeva che il ragazzo (come la ragazza a ridosso delle nozze) consacrasse i giochi d’infanzia alle divinità (spesso Minerva, protettrice dei riti di passaggio). Allora, come oggi, la qualità della vita dell’adulto dipendeva molto da come si era vissuta la fanciullezza, e con questo 2021 si spera che la qualità delle giornate dei bambini sia nettamente superiore a quella vissuta lo scorso anno.

Veronica Loscrì