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Infodemia e fake news dell’antichità

Donazione di Costantino I a papa Silvestro I della tiara imperiale, simbolo del potere temporale, affresco nell'Oratorio di San Silvestro a Roma

Circa venti anni fa è stata coniata una nuova parola da D.J. Rothkopf, un giornalista americano e professore di relazioni internazionali: infodemia, un termine che deriva da “info”(rmazione) e (epi)“demia”. Nell’ultimo anno è uscito su alcune piattaforme di streaming un documentario chiamato “Infodemic: il virus siamo noi”, dalla regia di Matteo Foresti e ideato da Luca Perri, a cui ha preso parte il famoso divulgatore scientifico, chimico e comico BarbascuraX. Il documentario spiega come l´infodemia sia un sovraccarico di informazioni subito dalla società. Oggi una semplice informazione può arrivare a Roma da Bangkok in pochi attimi semplicemente premendo un tasto, invece nell’antichità romana le informazioni viaggiavano per passaparola e nelle occasioni migliori arrivando al galoppo coi cavalli dei postini.

L’intera storia del mondo fino ad allora conosciuto è costellata di situazioni storiche dove sono state modificate le informazioni. Lo storico Tommaso di Carpegna Falconieri spiega proprio che le falsificazioni stesse fanno la storia: alcune sono innocue ed altre più pericolose, e certe volte hanno avuto conseguenze storiche importanti. Se vi doveste chiedere se il mito è considerato una falsificazione storica, sicuramente ha un aspetto che riconduce all’idea di falsificazione, ma questo processo era spontaneo e voluto, quindi non parleremo dei miti, che sono una produzione inverosimile e utile per creare l’identità sociale, politica e religiosa di un popolo.

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Per esempio Nerone, imperatore romano della prima metà del I secolo d.C., è stato autore di alcune bufale piuttosto che vittima di altre fake news: la sua denuncia che fossero stati i Cristiani a dare a fuoco Roma è accompagnata dalla circolazione di voci che fosse stato Nerone stesso ad appiccare gli incendi per ricostruire l’Urbe come lui desiderava. Come in questo caso gli storici fungono da detective della storia reale, non sempre riescono a dare una vera risposta a tante notizie contrastanti, infatti rispetto all’incendio del 64 d.C. lo stesso Tacito presume, e dichiara di non esserne sicuro, che fosse colpa dell’Imperatore. Dunque la circolazione di queste fake news avrebbero avuto come risultato l’inasprirsi delle persecuzioni contro i cristiani.

Il 1440 è una data importante in cui il filologo Lorenzo Valla decreta come falso la “Donazione di Costantino”. Il documento è nato in Francia nell´VIII secolo e venne spacciato come copia di un editto di Costantino I emanato nel 315 d.C.; la falsa donazione diede diritto alla Chiesa di impossessarsi di molti territori in Oriente e di attribuirsi il potere temporale sul mondo occidentale.

Purtroppo anche la circolazione stessa delle informazioni è sottoposta a studio dai ricercatori e dagli esperti storici, in quanto la complessità delle società e il doverle gestire ha portato gli Stati ad usare metodi poco ortodossi e poco etici per cercare di affermare la propria sovranità.

Spesso i gossip e le novità circolavano anche grazie ai processi popolari, veri e propri intrattenimenti sociali, quindi anche grazie ai delatori che spesso, per soldi, intervenivano come testimoni e portatori di informazioni, anche false, ai processi. I pettegolezzi piccanti erano i preferiti del popolo all’epoca del principato, da Ottaviano Augusto in poi. Gli imperatori a volte dovevano reagire con un sorriso imbarazzato per non dare troppo adito alle informazioni che giravano sulla loro condotta morale e di vita privata. Come nell’attuale periodo della pandemia, ricco di revisionismi informativi in cui si ha difficoltà a reperire le giuste informazioni, anche nell’antichità il popolo era vittima di bias cognitivi: quei processi logico-mentali per cui una persona crea la propria verità, che si basa su un bombardamento di informazioni. I ragionamenti individuali portano il soggetto a trovare la spiegazione più credibile, non secondo le evidenze scientifiche, ma assecondando le proprie convinzioni, e queste dipendono dal livello culturale. Sta ad ognuno di noi alzare il proprio livello di sensibilità per non essere vittima dei nostri stessi bias cognitivi.

Veronica Loscrì

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