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Le emozioni di un archeologo

La nuova campagna di scavi a Castrum Novum, antica colonia romana nel comune di Santa Marinella, continua a regalare nuove scoperte e nuove emozioni sia al pubblico che agli archeologi. Questa colonia marittima romana del 264 a.C., fu fondata a difesa della costa settentrionale del territorio. Gli scavi, iniziati a partire dal XVIII sec. portarono alla scoperta di strutture di età imperiale come abitazioni private, edifici di natura pubblica, strade, acquedotti e complessi sacri come quello ad Apollo. L’ultima scoperta riguarda il ritrovamento di un teatro urbano e un breve tratto murario nel 2022. Se ciò sorprende noi, figuriamoci come si possa sentire l’equipe di scavo, quando permette a reperti sepolti da secoli, di tornare alla luce. Chiediamo ad Angelo Bucci, laureto in archeologia tardo antica all’Università di Roma Tre e responsabile di scavo nel settore terme di Castrum Novum, quali sensazioni e quali emozioni può dare la professione dell’archeologo, che nella maggior parte dei casi non vuol dire seguire le orme di Indiana Jones.

Come sei entrato a far parte dell’equipe di scavo?

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Sono entrato nell’equipe nel 2020 dopo la laurea triennale. Parte fondamentare del percorso di laurea si concentrava sul lavoro sul campo di scavo. Sono entrato in contatto con il direttore di scavo di Castrum Novum, Flavio Enei, nonché direttore del Museo del Mare e della Navigazione antica al castello di Santa Severa, trovando così uno scavo compatibile con i crediti universitari necessari al conseguimento della laurea. Finalmente mettevo in pratica anni di studi teorici. Ho conseguito la laurea triennale in archeologia tardo antica e sto frequentando la magistrale in archeologia medievale. Attualmente, insieme a Francesca Lezzi, sono responsabile di scavo del settore terme di Castrum Novum.

Quali sono state le tue prime impressioni una volta iniziato il lavoro sul campo?

Il primo scavo non si dimentica mai! All’inizio quando metti piede in uno scavo nel ruolo di studente di archeologia, ti avvolge un miscuglio di tensione e farfalle nello stomaco. Era un sogno che diventava realtà dopo tanto tempo. Mi sono inizialmente mosso in punta di piedi, ma il gruppo di ricerca, formato da volontari, ricercatori e studenti di diverse università, è stato subito in grado di mettermi a mio agio e di darmi i mezzi per poter intervenire con un primo approccio alla vera e propria metodologia di scavo applicata sul campo. È un bell’ambiente in cui non mi sono mai sentito solo, ho sempre trovato qualcuno disposto ad insegnarmi e a seguirmi nei primi passi di questo meraviglioso mondo.

Qual è stato il primo reperto che hai fatto riemergere dalla terra e cosa hai provato?

Il primo reperto che ho ritrovato in un contesto archeologico è stata una gemma incisa: quel pezzo in particolare attirò la mia attenzione poichè non assomigliava per nulla ad una gemma lavorata ma una semplice pietra grezza. Esaminandola meglio mi sono accorto che sul lato opposto si rivelava una bellissima decorazione: era una gemma incisa! Non ho potuto fare altro che correre per il decumano del castrum, cercando il direttore di scavo Flavio Enei per avere conferma di quello che avevo rinvenuto. È stata veramente un’esperienza emozionante.

Cosa ti sta dando questo lavoro?

Mi sta dando la possibilità di imparare un mestiere che avevo sempre sognato di fare, che mi permette di vivere la mia passione fino ad ora rincorsa solo sui libri; mi piace scavare nella terra, è come scavare in sé stessi. Dalla terra si estrae quello che siamo stati e quello che siamo ancora oggi. Quindi sicuramente l’ho scelto per portare avanti una passione, lo faccio con amore e voglio impararlo nel miglior modo possibile, perché in un futuro questo possa essere messo a disposizione degli altri. Mi ha permesso di crescere culturalmente e interiormente. Oramai sono tre campagne di scavo a cui partecipo nel complesso archeologico di Castrum Novum.

Ilaria Ambroselli

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