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Siamo fatti della stessa sostanza di cui è fatta Roma: aria (inquinata) ma anche archeologia

Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, scrisse Shakespeare ne “La Tempesta”, e noi che abitiamo a Roma respiriamo sogni!

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Vicoli e anfratti dimenticati dove camminare mano nella mano, rovine antiche e fantasmi di un glorioso passato fatto di arte e architettura. Roma è sempre diversa, sempre nuova e mai scontata.

Anche il 2019 ha regalato nuove scoperte archeologiche e luoghi che hanno portato alla luce nuove identità del nostro passato.

A dicembre, per esempio, è stata individuata una Villa Rustica nella riserva naturale della Marcigliana, nella parte alta di Settebagni. Questo ritrovamento sottolinea due aspetti importanti: la smisurata ricchezza archeologica del nostro territorio e la stratificazione che hanno subito la maggior parte delle strutture architettoniche italiane. Con l’alternanza dei periodi storici e a seconda della cultura che conquistava e abitava determinate zone della penisola, gli edifici subivano cambiamenti e ristrutturazioni, ma soprattutto un cambiamento di indirizzo d’uso.

Continuando a raccontare di quella Villa Rustica, dai primi studi, si capisce che questo edificio attraversò circa 800 anni di storia: come Roma si espanse e divenne un impero, anche questa villa, edificata nel III secolo a.C., subì ampliamenti, per poi essere abbandonata nel VI secolo d.C., in concomitanza al declino dell’Impero Romano iniziato già 200 anni prima circa.

A settembre erano arrivate altre sorprese: operai dell’azienda di energia elettrica ACEA hanno ritrovato, in un cantiere tra il monumento della Piramide Cestia e la fermata omonima della linea B, uno scheletro ben mantenuto  di un uomo ribattezzato “Mummia della Piramide”. Questi lavori di archeologia preventiva hanno poi portato altri due scheletri (una donna accompagnata da un bambino) e sono tutte, molto probabilmente, inumazioni risalenti al periodo tardo antico (IV-VI secolo d.C.) ma inserite nella necropoli Ostiense, attiva già da diversi secoli.

Ancora prima, verso il mese di giugno, la sindaca Raggi esordiva con “Roma sorprende e regala emozioni”, riferendosi al ritrovamento nell’area dei Fori Imperiali, ai piedi del Campidoglio, di un mezzo busto marmoreo femminile risalente all’Età Imperiale (con molta probabilità da datarsi dopo la morte di Cristo).

Senza dimenticare tutti i ritrovamenti avvenuti nella prima metà del 2019: nei primi mesi dello scorso anno sono stati messi in campo interventi di recupero e messa in sicurezza di una sala della Domus Aurea di Nerone (I secolo d.C.), rinvenuta casualmente durante lavori di restauro di una delle volte della villa di Nerone. Questa sala è stata ribattezzata Sala della Sfinge perché, tra gli affreschi ancora visibili, apparve una sfinge che si isolava da tutte le altre decorazioni della volta (elementi che rappresentano sia flora che fauna, ma anche riferimenti ad imprese di eroi e ad edifici di quell’epoca).

Infine, tra gli altri grandi ritrovamenti, ricordiamo il ritrovamento in zona Trastevere della più antica fornace dell’Urbe. Nella fornace, forse in uso dal I secolo d.C., venivano lavorate materie prime importate da altre regioni dell’impero e trasformate in pregiati manufatti: fino ad ora non si conoscevano fornaci all’interno della zona urbana della città antica (riferimento classico è il Palatino).

Tutte queste continue scoperte permettono di capire quanto Roma sia in grado di sfornare costantemente nuovi stimoli per migliorare le condizioni della città e le proposte che il Comune potrebbe fare per i propri cittadini. Ma i romani lo sanno bene, forse meglio degli esperti, che Roma e le sue profondità non hanno mai smesso di stupire e di ispirare e mai smetteranno.

Veronica Loscrì