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Sport e competizioni nell’antica Roma

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Sappiamo tutti che la XXXII Olimpiade che avrebbe avuto luogo a Tokyo è stata spostata di una anno, all’estate del 2021, a causa della pandemia di Covid-19.

Ma non è la prima volta che slitta un’Olimpiade, soprattutto a causa delle guerre mondiali di inizio e metà novecento. Questa è una delle caratteristiche più singolari che determina la differenza tra le Olimpiadi antiche e quelle moderne. Quelle antiche infatti erano tanto importanti da sospendere ogni guerra per permettere agli atleti di partecipare alle gare agonali: questo periodo era chiamato tregua Olimpica.

Le Olimpiadi nacquero nel 776 a.C. nella città di Olimpia, in Grecia, dove si svolgevano ogni quattro anni e, per quanto riguarda l’antichità, queste competizioni furono definitivamente abolite nel 393 d.C. quando l’imperatore cristiano Teodosio le etichettò come riti pagani e quindi illegali.

Un loro iniziale declino arrivò quando il potere di Roma sopraffece quello della democrazia greca: i romani videro le competizioni olimpiche come una perdita di tempo se praticate col solo fine di dimostrazione della bellezza fisica e della perfezione atletica. Per i romani dovevano essere motivo di allenamento in vista del servizio militare e delle prestazioni in guerra. Anche la corruzione e le scommesse sportive da parte dei romani nelle competizioni olimpiche greche furono una condizione lacerante.

Gli imperatori romani tentarono a più riprese (fallimentari) di introdurre una sorta di Olimpiade a Roma, ma più che altro riuscirono a creare le basi per lo sport moderno: gli atleti erano considerati specialisti e professionisti che regalavano momenti di svago con i loro spettacoli sportivi; il pubblico prediligeva le gare più cruente come quelle dei gladiatori e la pancrazio (misto di pugilato e lotta). Molte infrastrutture furono costruite in tutto il territorio sia in epoca repubblicana che imperiale: gli anfiteatri, come l’anfiteatro Flavio, meglio conosciuto col nome di Colosseo. Tra gli altri sport molto apprezzati c’erano la corsa, il lancio del peso, del giavellotto e del disco, le gare con più sport chiamati triathlon e le corse di bighe e quadrighe. Furono costruite delle grandi strutture a pianta rettangolare, stondate su un lato corto, come il Circo Massimo, per permettere spettacolari corse di carri trainati da cavalli.

Gli atleti romani, rispetto a quelli greci, presentavano una fisicità molto meno armoniosa ma più finalizzata a sviluppare quella muscolatura che era utile nelle competizioni in cui l’atleta stesso era specializzato. Questo aspetto fisico si evince dai mosaici di atleti che ci sono pervenuti e ora ospitati soprattutto nei musei Vaticani, e la città siciliana Piazza Armerina ci regala la dimostrazione che anche le donne competevano in gare sportive. In Grecia non era usanza che le donne partecipassero a competizioni olimpiche, anzi sarebbero state punite con la morte, ma erano dedicate loro specifiche gare di corsa in onore della dea Era. A Sparta era più facile assistere a competizioni tra donne, ancora di più a Roma, dove le donne gareggiavano in contesti che non fossero solo celebrazioni religiose.

Gli anfiteatri potevano ospitare dai tremila spettatori fino a più di cinquantamila, come nel caso del Colosseo; per quanto riguarda i circhi potevano ospitare dalle centocinquantamila alle duecentocinquantamila persone e venivano spesso utilizzati per le celebrazioni religiose, politiche o di guerra, ma anche come luogo di assemblee pubbliche.

Auguriamo a ogni futura edizione olimpica di non essere più interrotta o sospesa e soprattutto, se ci fosse la sfortunata occasione, di essere utile, come le olimpiadi antiche, quando lo sport fermava ogni conflitto e, magari, lo sanava.

Veronica Loscrì