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Sull’amore di treni e torri

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Antonio Machado diceva: “E poi, il treno, nel viaggiare, sempre ci fa sognare”. Soprattutto il treno che da Roma si dirige a Pomezia, Latina e Napoli, la cui storia è fatta di campagne, strade e torri. Proprio da quei binari ci si immerge in racconti di spade, frecce e viaggi di pellegrini, di lavoro dei campi e di preghiere di sacerdoti. E con la bella stagione che fa capolino, il suggerimento è di provare a esplorare questo fantastico percorso. Ecco le meraviglie che potrete ammirare dal finestrino.
Partendo in direzione sud, si supereranno le Mura aureliane, la seconda cinta muraria costruita nel III secolo d.C. dall’Imperatore Aurelio, probabilmente per andare a sopperire all’inefficacia delle Mura Severiane che allora circondavano solamente i sette colli, visto che la città ormai si era espansa anche al di fuori di queste protezioni.
Prima del VII secolo d.C., a causa di guerre e malattie, la campagna romana era disabitata. La Chiesa, all’epoca, fece una grande opera di risanamento e insediamento, costruendo i cosiddetti “domuscultae”, ovvero piccoli agglomerati di edifici che permettevano il mantenimento di centri agricoli, che naturalmente disponevano anche di piccole guarnigioni armate a scopo difensivo.
Avvicinandosi all’anno mille d.C. iniziarono a essere costruite basse torri di guardia che anticiparono l’innalzamento di altre ben più alte, oltre che di fortificazioni lungo le vie consolari (strade volute ed edificate dalla classe dei magistrati consoli dell´impero romano), soprattutto in prossimità di collinette e utilizzando, come base per la struttura, precedenti costruzioni romane ormai in disuso. Questi edifici stavano a segnalare il confine tra una diocesi ed un’altra. I sistemi di domuscultae furono il punto di partenza per lo sviluppo del feudalesimo e del fenomeno dello “incastellamento”, che vide nascere i primi castelli nella campagna romana. La vera manna per il reinsediamento urbano di queste terre furono l’unione non programmata delle forze ecclesiastiche e laiche delle famiglie nobiliari romane, che dall´XI secolo iniziarono a disseminare questi terreni collinari con costruzioni di castelletti, torri e conventi. Altro fenomeno di rilievo fu quello dello “incasalamento” con il quale le domuscultae diventarono veri e propri villaggetti e borghi, o meglio dei casali, difesi anche da basse cinte murarie e torrette (da non confondere con le torri di avvistamento che invece proteggevano i castelli). Questi agglomerati arrivavano ad avere un’espansione di circa 500 abitanti in una media di 8 kmq. Tra i migliori esempi di queste costruzioni abbiamo, in ordine di apparizione al finestrino del treno: Torre marmorea, Torraccia Zampa di bove, Tor Carbone, Torricola, ruderi della Falcognana, Torre delle grotte, Tor Tignosa, Palazzo Morgano, Tor Maggiore, Casale del Cerqueto.
Inoltre, allontanandosi dalla stazione in direzione mare, lungo la strada della Solforata, che collega la stazione di S. Palomba al mare di Torvaianica, sono visibili altri ruderi: Torre Spaccata e Casale della Zolforata, Torre della Magiona, Casale di S. Petronella e, il miglior esempio tra questi, il borgo di Pratica di Mare, ormai chiuso al pubblico.

Veronica Loscrì