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La bella estate

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In quel tempo c’era chi si sentiva un giovane dio e chi conosceva già la tristezza del sentirsi escluso. La vita era come una vacanza interminabile, di balli spensierati, allegre passeggiate, notti in giro senza dormire. Scritto nella primavera del 1940 e pubblicato nel 1949 insieme a Il diavolo sulle colline e Tra donne sole, questa è la “storia di una verginità che si difende”, come dichiara l’autore stesso. Per un romanzo forte e delicato, Cesare Pavese sceglie Torino, fredda e ostile ai suoi occhi, la città dove visse e soffrì la difficoltà di comunicare con gli altri. Nel mondo guasto e dissoluto della bohème artistica torinese, Ginia si lascerà sedurre ingenuamente da un giovane pittore in un amore corrosivo e illusorio senza alcun preavviso, deludente e veloce, che brucia il tempo di una stagione. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, perché niente cambia ma tutto ritorna, perché neppure le montagne toccheranno per sempre il cielo. Un passaggio particolare, quello dall’adolescenza all’età adulta, ognuna con un suo carattere irripetibile, se anche per un solo giorno gli uomini si accorgessero di quanto gioiosa e pericolosa può diventare una tentazione. La bella estate non è la storia di un’iniziazione sessuale, non è una questione di corpi osservati e arrotolati, ma qualcosa di molto più grande: tu, sanguinosa infanzia, quando porti via l’incanto.

La bella estate

Cesare Pavese

Einaudi 2015

Pagine 112

Euro 10

 

Ilaria Campodonico