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La pietra della follia

Nei tempi dei tempi, quando le considerazioni letterarie erano nitide, intellettuali e immediatamente illuminanti tutto appariva funzionale, utilizzabile, senza compromessi. Ogni nostro sforzo di conquista efficace, qualora avessimo rinunciato all’oscurità. Benjamín Labatut, già autore di Quando abbiamo smesso di capire il mondo e nominato per l’International Booker Prize 2021, sembra volerci svegliare e dimostrare il contrario. Siamo immersi nel dubbio, nel mistero, nell’ambiguità di un tempo moderno dove tutto sfugge e sopraggiunge a una velocità incontrollabile e senza dichiarare una provenienza. In La pietra della follia la scrittura sembra rincorrere la fantasia, incubi e visioni, cercare le trasformazioni di quanto avevano immaginato altri prima di noi e diventato il mondo di tutti, l’inferno nel quale siamo sciolti e per la conoscenza del quale perdiamo la nostra capacità di comprensione del reale. Qualcosa che per essere acquisita chiede di superare la prova del timore. Non c’è diletto artistico, ma un esercizio del pensiero per risalire alle inclinazioni profonde, alle esperienze originarie, alla ricerca di un mondo morale e sociale nel quale ricollocarsi, movimentando il quadro oltre quanto era stato inciso nelle premesse. E più saremo perfetti nell’impresa di captare ogni cosa e più le stelle saranno numerose.

Le pietra della follia

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Benjamín Labatut

Adelphi 2021

Pagine 77

Euro 5

Ilaria Campodonico

 

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