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Limonov

 

Nel risvolto di copertina del libro dello scrittore e sceneggiatore parigino Emmanuel Carrère, si legge: Limonov “è stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan,

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scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell’immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados”. Una furia di vita, rabbiosa, violenta, fascinosa, generosa fino in fondo e spietata, torbida, scintillante, coraggiosa, poetica. Un romanzo di avventure reali, niente finzione, piuttosto la trascrizione senza censure di una terra desolata – tra bene e male, in costante sconfinamento – percorsa da un personaggio mai mediocre e al quale è impossibile restare indifferenti. Perché se il male è stato programmato al mondo per somministrare agli uomini una problematica e dolorosa aporia che ne esortasse puntualmente l’intelletto, allora si può mentire con le proprie azioni, ma si può persino dire la verità. E nel paradosso della debolezza e del disagio di fronte a una cosa e al suo contrario, la vita di Limonov diventa un corto circuito irresistibile: potremmo essere noi, prima o poi, in un qualunque momento della nostra vita, in qualsiasi parte del mondo, mentre invochiamo la possibilità di essere umani. 

 

Emmanuel Carrère

Adelphi 2012

Pagine 356

Euro 19

 

Ilaria Campodonico

 

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