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Starry Night

starrynight

Sembra che alle volte sia quello che manca a riempire di senso le cose. Usare la luce per descrivere il buio, come sulla copertina di “Starry night” che ricorda i cieli di Van Gogh.

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Quella di Federico Leoni – trentaquattro anni, giornalista e scrittore – è un’indagine sul vuoto, in luoghi dove non esiste più spazio tanto sono pieni. Sulle sensazioni che non durano per sempre, ma che è già un sollievo sapere che sono state lì. Sulla scrittura come esercizio di educazione al destino. In età moderna, la massima concentrazione urbana è spesso solitudine, che sia obbligata o immaginata. Il cittadino sfila tra palazzi, viali, alberi, macchine. Non fa che montare e smontare il mondo alla ricerca di una visione a cui appartenere meglio, come un oggetto che vuole la sua custodia vuota. Così la trama urbana produce un intreccio senza fine. Filippo, Greta e Sergio – dentro storie di amore e amicizia, di droga e gioventù, di urla e violenza, di feste private, ville e fuoriserie – sono inquadrati sullo sfondo di Roma Nord, un luogo geografico ben preciso della Capitale. Uno scenario che apparentemente si ripete uguale a se stesso, già immortalato da ascisse e ordinate reali e invisibili, ma che corre senza soluzione di continuità. Materia, gente, pensieri, insegne, rumori, contrazioni, combustioni. Muri, soffitti, fumo.

Federico Leoni
Edizioni Ensemble 2013
pagine 296
euro 15

Ilaria Campodonico

 

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