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Billie Holiday – Lady Sings the Blues

Quando la polizia la scoprì in un bordello, Billie fu arrestata e condannata a quattro mesi di riformatorio. Rimessa in libertà, per evitare di prostituirsi ancora cercò lavoro come ballerina in un locale notturno. Il provino inizialmente non riuscì perché non sapeva ballare, ma fu assunta immediatamente quando la sentirono cantare; a quindici anni iniziò la carriera di cantante nei club di Harlem. In molti conoscono Billie Holiday per essere tra le voci più interessanti del Jazz ma in pochi come simbolo del movimento afroamericano degli anni Trenta. Billie troppo spesso è stata infamata e perseguitata dal governo americano complice delle violenze suprematiste. Tutto ciò perché in Lady Sings the Blues è contenuta “Strange Fruit” ovvero Il primo canto di rivolta del movimento per i diritti civili. Un brano di denuncia contro il sistema, in cui gli Strange Fruit non sono altro che i neri uccisi e lasciati appesi sugli alberi a marcire. Inutile a dirsi che tutto questo rumore, le prime rivolte dei neri contro i bianchi, non fecero altro che aumentare l’accanimento verso di lei, tanto che in poco tempo divenne nemico pubblico numero 1 per il Governo. Cercarono di stroncarla con ogni mezzo tallonandola non solo in pubblico ma anche in privato evidenziandone i comportamenti antisociali, ricchi di eccessi, costringendola ad arresti e a ricoveri ospedalieri forzati. Lady Sings the Blues è un disco di rara bellezza e quello che ci ha lasciato Billie, oltre alla sua sensualità languida piena di orgoglio, è la voglia di lottare contro le ingiustizie anche se questo può costare la vita di qualcuno. In questo caso la sua.

Riccardo Davoli

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