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BLONDIE – PARALLEL LINES

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La prima volta che ho sentito Debbie Harry, cantante dei Blondie, era il 1999 quando, in una pubblicità dell’ormai defunta Omnitel, una durissima Megan Gale infilava nel suo generoso seno una ricarica telefonica per poi sfrecciare nel deserto su una Cadillac sotto le note di “Maria”.

Parallel Lines, del 1978, è stato inserito da Rolling Stone tra i migliori 500 album della storia rock, con vendite stimate tra i 10 e i 20 milioni di copie e oltre due anni di permanenza nella classifica americana. Secondo molti è stato l’LP della prima ondata punk & new wave americana, che ha reso i Blondie delle superstar di fama mondiale, consacrando Debbie Harry come una delle massime icone femminili di bellezza e stile, diventando a tutti gli effetti il sogno proibito di un’intera generazione di adolescenti, probabilmente quanto Marilyn Monroe.

Parallel Lines si apre con “Hanging On The Telephone”, un telefono che squilla e a sollevare la cornetta è nientemeno che Debbie Harry. Subito comincia “One Way or Another”, pezzo che è riuscito per anni a mandare il pubblico in delirio: Debbie è sfrontata, irriverente e ammiccante (ben esemplificata dallo sfrontato “I’m gonna getcha getcha getcha getcha”).

Heart Of Glass è tutta un’altra storia. Tra disco e new wave, il pezzo, dopo una gestione del brano durata anni, ora vive di contaminazioni che vanno dai Kraftwerk, a Donna Summer e Giorgio Moroder: un’opera viva ancora oggi. Il disco suona ancora a distanza di anni e Debbie resta senza dubbio uno degli animali da palcoscenico più iconici di sempre.

Riccardo Davoli