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HALLELUJAH! – WANNA DANCE

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17Contro la sfiga abbiamo visto di tutto: persone cambiare strada pur di non attraversarla dopo il passaggio di un gatto nero, oppure chi si aggira pieno di cornetti o amuleti vari per allontanare la sfortuna o chi invece sprofonda in atteggiamenti ossessivi compulsivi simili a tic nervosi. Alla superstizione non c’è mai fine e quindi, onde evitare di passare per matti, l’unico modo è quello di reagire alle cattiva sorte, magari facendo una smorfia e reinventarsi, proprio come hanno fatto gli HALLELUJAH!. Facciamo però qualche passo indietro. La band si forma sei anni fa e se con l’Ep precedente qualcuno li ha definiti stupidi, volgari, feroci, irritanti, feed, non è stato un problema, poiché nel punk sono skills necessarie e quindi non c’è da stupirsi se Maximum Rocknroll, Noisey, Cvlt Nation, Yellow Green Red e quasi tutti i migliori magazine di genere abbiano iniziato a notarli. Il gruppo poi con Wanna Dance, album uscito il 21 febbraio 2020, ha dovuto sudare forte. Quando il disco era in cantiere il chitarrista è uscito dal gruppo lasciando un vuoto da colmare. Senza farsi abbattere dal dolore e dal vento contrario, si sono chiusi in studio, rimpiazzato la chitarra con un vecchio Korg MS20 (un sintetizzatore), cominciando così a demolire la sala di registrazione con session lunghissime, sperimentando e portando il sinth ed i loro corpi fino alla collisione. Scoia (vox, synth), Laura (batteria) e Federico (basso, registrazione) non si sono ritirati dalla lotta producendo otto tracce col botto ed il loro successo è diventato virale. “Your Duck”, cover o forse vero e proprio ready made in stile Duchamp, di “I Wanna be Your Dog” degli Stooges, è la sintesi perfetta dell’intero album. Un regno “dell’abrasione ritmica sci-fi”, citando l’istantanea di Maple Death Records e della sperimentazione “proto-synth punk”. Wanna Dance, si cala perfettamente in un teatro adrenalinico, irriverente e caotico dove fare casino.

Riccardo Davoli