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Il clarinetto

Continuano gli appuntamenti con la storia degli strumenti musicali, questa settimana è la volta del clarinetto

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Una nuova tappa del viaggio nella storia degli strumenti musicali con il Maestro Mario Grandinetti della scuola di Musica Artitalia alla Montagnola.

Il clarinetto è uno strumento musicale a fiato ed ancia semplice battente, ha un’imboccatura indiretta ed appartiene alla famiglia dei legni.

Il termine clarinetto appare per la prima volta nel 1732 nel Musicalisches Lexicon di Johann Gottfried Walther in cui è scritto: “sentito a distanza, esso suona piuttosto come una tromba”. Ciò spiega il nome clarinetto derivato da clarino, termine oggigiorno utilizzato impropriamente, che indica uno strumento appartenente alla famiglia delle trombe.

Il clarinetto ebbe un suono penetrante probabilmente fino al principio dell’Ottocento; si ritiene così perché i metodi per imparare a suonare il clarinetto pubblicati dal 1850 sottolineano il suono ‘ora più pieno, dolce e piacevole’ dei clarinetti precedenti. Lo sviluppo del clarinetto continua nel 1740 quando Jacob Denner (figlio di Johann Christian) aggiunse al clarinetto una lunga chiave aperta per realizzare il Si bemolle (prima impossibile), riempiendo questo ‘buco’ nell’estensione dello strumento e portandolo all’estensione attuale. Nei decenni successivi diversi artigiani hanno fatto tentativi per migliorare lo strumento, senza ottenere risultati rilevanti. Un passo importante è stato fatto da Ivan Muller, un musicista parigino nato in Russia. Muller costruì un clarinetto dalle caratteristiche rivoluzionarie. Il suo strumento aveva tredici chiavi con un nuovo tipo di cuscinetti e con i fori cigliati. Quello di Muller è stato il primo clarinetto a poter suonare in tutte le tonalità. Nel 1812 fu esaminato dagli specialisti del conservatorio di Parigi e, nonostante le sue notevoli potenzialità, fu rifiutato. Nonostante ciò il clarinetto di Muller ha posto le basi al clarinetto tedesco.

Successive modifiche al clarinetto sono state apportate da Hyacinthe Eléonore Klosé, il produttore del clarinetto ‘sistema Boehm’. Klosé basò il suo lavoro su quello fatto da Theobald Bohem che introdusse sul flauto le chiavi ad anello. Klosé adottò gli anelli del clarinetto, adottò i fori cigliati di Muller e aggiunse nuove chiavi per un tonale d diciassette. Questo strumento era facile da gestire e dava la possibilità di suonare in tutte le tonalità. Fu Klosé stesso ad esibirlo per la prima volta a Parigi nel 1839. Oggi è il tipo di clarinetto più diffuso.

Il costruttore belga Eugène Albert sviluppò nel 1839 un modello di clarinetto basato su quello di Muller e su alcune modifiche introdotte da Adolphe Sax. Questo modello fu molto usato nel jazz di New Orleans e in altre tradizioni popolari, e ancora oggi è conosciuto con il nome di ‘Albert system’.

Al clarinetto di Muller gli anelli sono stati applicati da Carl Barmann. Poi Oskar Oehler modificò la posizione delle chiavi adattandole alle caratteristiche delle mani e migliorando quelle acustiche. Questo è il clarinetto attualmente in uso in Germania e, con piccole differenze, in Austria.

Il costruttore di clarinetti tedesco Fritz Wurlitzer (padre di Herbert Wurlitzer) sviluppò nel 1949 una variante del clarinetto francese, che chiamò clarinetto Boehm riformato. È un clarinetto con un sistema di diteggiatura francese, il cui suono si avvicina molto a quello del clarinetto tedesco attraverso un diverso foro interno e un altro bocchino. Questo tipo di clarinetto trova ancora amanti in alcuni paesi

Il clarinetto è tutt’ora sottoposto a miglioramenti tecnici. Si cerca di ottenere caratteristiche acustiche sempre migliori e maggiore maneggevolezza da parte degli esecutori. Tra i contemporanei che più di alri si sono cimentati nel migliorare lo strumento sono da ricordare il clarinettista Benny Goodman e lo svizzero René Hagmann.

Il clarinetto è uno strumento di estrema versatilità, le cui potenzialità vengono sfruttate sia in orchestra, sia in banda, in diverse formazioni di musica da camera e nelle formazioni di soli clarinetti (i cosiddetti ‘cori di clarinetti’).

Strumento dalle infinite possibilità, ha trovato il suo impiego fisso in orchestra soltanto verso la fine del 700 rendendolo l’ultimo dei legni ad aver fatto parte dell’orchestra. Lo si trova a fianco ai fagotti in orchestra da 2 a più esecutori (anche 4 nei tardi lavori sinfonici dell’800).

In ambito solistico vanno ricordati il concerto K622 per clarinetto di bassetto in la, che Wolfang Amadeus Mozart compose per il suo amico e massone Anton Stadler (inizialmente il concerto era in tonalità Sol Maggiore composto per corno di bassetto, catalogata K621b), il Quintetto ‘Stadler’ K581 sempre dello stesso Mozart e il Quintetto di Brahms.

Il repertorio clarinettistico spazia dal classico al romantico con composizioni di Mozart, Rossini, Weber, Crusell, Brahms, Schumann, Debussy, Cavallini, Saint-Saens; al moderno con Bernstein, Copland, Poulenc, Lutoslawski e Lindberg.

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Mario Grandinetti

Scuola di Musica Artitalia

Via Fontanellato 70, Roma