Home Cultura

Il clubbing di Sirocco e Zefiro

Guardare l’attualità del mondo del clubbing non significa soffermarsi sulla constatazione di un settore devastato dall’assenza dei set live e delle serate nei club. La mancanza del floor è comune a tutte le città che fanno e creano trend per il clubber. Si sente a Roma come a Berlino, Londra o Parigi e incide sui contenuti delle produzioni. Il clubbing al tempo del covid nella sua virtualità è un’esperienza intima, un volano emozionale che avvicina aiutando a distanziarsi dalla pandemia anche solo il tempo di una traccia.

25 marzo. Quarantena 2020. Shaman Radio, set streaming su Facebook. In console virtuale, Claudia D’Angelo e Giuseppe Fusco. Alle 22.58 Shaman propone un link per la donazione all’ospedale Caldarelli di Napoli. In quel periodo la pandemia aveva già reso eccezionali e rare quelle che solo due mesi prima erano abitudini che tutti consideravano indiscutibili, punti fermi di uno stile di vita inattaccabile proprio della cultura e delle tradizioni di un popolo.

Quando s’impose la chiusura di alcune delle attività non necessarie, i primi a chiudere furono i proprietari di locali e discoteche. Il mondo del clubbing reagì prima ancora delle disposizioni in Dpcm per la volatilità della sua clientela, a volte per un riscoperto senso civico e per la sempre più diffusa sensazione d’insicurezza sanitaria. Poi lo streaming divenne l’unica alternativa possibile al congelamento delle attività culturali e d’intrattenimento su tutto il territorio italiano. Streaming in social networking per necessità di branding a più livelli soprattutto quando si parla di clubbing. Mancando di un ordine che ne tuteli i diritti in periodi d’incertezza e crisi economica, i dj – spesso professionisti indipendenti con competenze di label e console – sono tra le poche categorie professionali del paese a non essere riconosciute, eppure tra le prime a poter vantare non solo un rapporto diretto con il proprio tessuto sociale ma anche la capacità di tradurne le priorità a livello nativo.

Ads

Il floor dei professionisti del clubbing è quello delle serate nei club, dei set live, del clubber che crea, produce e suona musica per il clubber. Il branding di label, produzioni e dj, inquadrato come attività di marketing è il connubio tra marketing emozionale, virale ed esperienziale. Nel clubbing contemporaneoil clubber vive immerso in esperienze costituite da incontri dalle mille sfumature emozionali che agiscono in maniera sotterranea, intima, e alimentano la ricerca di esperienze sensibili, soggettive, determinate dal momento soggettivo condizionato dal suo contesto sociale” che il fare branding traduce nella necessità di prendere le distanze dalla pandemia: emotivamente, virtualmente, comunicando continuità, volontà di esserci e prendere il meglio dal momento senza sindacarne la qualità del colore emotivo ispirante.

Il sound del clubbing virtuale durante la pandemia è conseguente, sullo sfondo di un motivo unico qual è l’allontanare lo stress psicologico, prima che economico, di una condizione in cui le limitazioni alle libertà di movimento sono assimilate come limitazioni emozionali. In questo senso gli streaming dei set live hanno attinenze comuni alle soluzioni proposte dal trekking del turismo di prossimità: un invito ad esplorare le proprie emozioni per allontanare lo stress. Così l’attualità di un EP come Sirocco e Zefiro per REK Records sta nell’invitare “il clubber ad immaginare ed esplorare paesaggi sonori creati dal proprio momento, emotivo, sensoriale, personale” e nell’invitare all’esperienza dell’ascolto l’appassionato di musica come anche chi si avvicina al sound clubbing ignorante di beat, synth, bass line.

Sirocco e Zefiro è un prodotto del clubbing romano influenzato dalla pandemia, altrimenti la terza collaborazione DiscJoker / Max Beat avrebbe raccontato altro, come spiegava DJ dopo l’intervista concessa a Como Las Grecas per la première dell’EP su Beatport Exclusive nelle ultime due settimane di febbraio: “Nella Roma multietnica la musica non ha confini, sperimenta ispirandosi ai trend europei che a loro volta ispira. La ricerca di suoni e percussioni avviene sulla contemporaneità e oggi chi fa clubbing virtuale è profondamente condizionato dalla mancanza del floor soprattutto in una città come Roma. Non parlo di stile ma di come nasce la musica qui da noi. Accade come per la calata romana…” – A Roma non esiste un vero e proprio dialetto. Il dialetto romano è quello della calata che attinge dalla lingua italiana e da altri dialetti – “… si creano nuove definizioni, nuove possibilità e naturalmente nuove sonorità” .

L’all store e streaming dell’EP sulle maggiori piattaforme di musica online, programmato e avvenuto il 2 marzo, è poi coinciso con un lutto inatteso per la musica, la scomparsa di Claudio Coccoluto che nel maggio scorso aveva sintetizzato al meglio il ruolo del mondo del clubber per società come la nostra: “Chi fa clubbing è un volano culturale per i movimenti giovanili“. A distanza di quasi un anno chi fa clubbing è un volano emozionale per tutti. Meglio ancora. Lo è chi fa musica in generale. Per i lavoratori dipendenti cassaintegrati e segnati dall’inefficienza e l’insufficienza dell’ammortizzatore sociale. Per gli autonomi segnati dall’inefficacia burocratica e tecnologica dell’Inps. Per chiunque non ne vuole più sapere di essere sovra-informato sull’ennesima stop dato a una serata illegale organizzata da persone già segnalate più volte per lo stesso reato. Accadeva il primo marzo a trastevere, Roma: 20 persone, un bilocale e tanti saluti alla salute. A un anno dall’inizio dalla pandemia, il branding del clubbing italiano eredita l’attivazione dei top dj per tutelare il loro ordine professionale, le iniziative solidali oltre paletti e confini di convenienza, le iniziative di alcuni storici locali con serate streaming gratuite in diretta live rigorosamente senza floor ed eredita le criticità trasversali a tutti i settori dell’economia italiana.

Il branding di Sirocco e Zefiro eredita il primo posto nelle classifiche première di genere per Techno e Progressive House e il primo in TOP10 general chart. Eredita la consapevolezza che chi crea musica oggi lo fa da una prospettiva inedita in un mondo concentrato sul covid, dove la quotidianità di una persona è percepita e vissuto alla stregua di un rumore di fondo condizionato da norme e disposizioni che spezzano ritmi psicologici nell’impossibilità di programmare il domani. L’ispirazione che anticipa la creatività non è più solo questione di colori, suoni, volti, panorami, sensazioni, ricordi, prospettive, ma di condizioni altrimenti ignorate. In continuo divenire – “noi siamo la musica che abbiamo ascoltato e quella che ascoltiamo” – come il sedentario riscopre l’esperienza del trekking per distanziarsi dalla pandemia, accettandola, rifiutandola oppure facendosi coinvolgere come non immaginava, così chi si avvicina al sound del clubbling supera un proprio limite culturale anche solo per aver varcato la linea di confine. La musica è un’esperienza personale in cui la ricerca della soddisfazione è imprescindibile dalle emozioni. C’è chi trova musicale il cinguettio di un uccello, chi ama il suono del mare sulla risacca. La musica è il linguaggio dell’anima, oppure usando le parole di Cicerone: “una vita senza musica è come un corpo senz’anima“.

Sirocco e Zefiro raccontano anche questo tra melodic techno e progressive house di virtual synth, suoni organici, bass line e cambi di ritmo. L’attualità di un tributo al floor capitolino e italiano con l’esperienza decennale di console dedicata al clubbing. Come Venti. Sirocco, il vento del sud-est che porta l’aurora. Zefiro, il vento dell’ovest che anticipa la primavera.

Previous articleCovid-19: per il Lazio si prospetta la Zona Rossa
Next articleUn’unghia rosa