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Il pianoforte – quarta parte

Proseguono gli appuntamenti con la storia degli strumenti musicali, ecco la quarta parte della storia del pianoforte

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Tutto quello che avete sempre voluto sapere, ma non avete ma osato chiedere, sui moderni pianoforti. L’ultima tappa del viaggio nella storia del pianoforte con il Maestro Mario Grandinetti della scuola di Musica Artitalia alla Montagnola.

Quanto segue si riferisce alla meccanica ‘moderna’ dei pianoforti a coda.

Quando si preme un tasto del pianoforte si alza lo smorzatore per permettere alle corde, percosse dal martelletto di vibrare. Il cavalletto si solleva, trascinando con sé il bastone dello scappamento. Lo scappamento mette in funzione un rullino in feltro che è fissato all’asta del marteletto che di conseguenza si solleva. L’asta superiore del cavalletto va verso l’alto fin quando la sua estremità non tocca il bottoncino di regolazione. Il martelletto continua la sua corsa colpendo le corde e separandosi dal bastone di scappamento e dallo stesso cavalletto. Anche lo spingitore si alza e rimane sospeso fino a quando il pasto non viene rilasciato.

Dopo aver percosso la corda, a tasto ancora abbassato, il martelletto ricade anche se non completamente; infatti viene fermato dal rullino dell’asta del martelletto che si adagia sull’asta superiore del cavalletto ancora sollevata. Lo scappamento torna così alla sua posizione iniziale, cioè sotto l’asta superiore del cavalletto ancora sollevata. Allo stesso tempo il paramartelletto impedisce che il martelletto rimbalzi sulle corde percuotendole nuovamente. Nel caso in cui il tasto venga rilasciato solo in modo parziale, il martelletto si muove libero dal paramartelletto mentre lo spingitore resta alzato. A questo punto se si preme di nuovo il tasto (che non è stato rilasciato completamente), lo scappamento è in grado di spingere di nuovo il rullino e l’asta del martelletto verso l’alto.

Questo sistema è chiamato ‘doppio scappamento’ e permette di eseguire rapidamente la ripetizione di una stessa nota, senza che il tasto (e quindi anche il martelletto) ritornino alla propria posizione iniziale. Alla pressione del tasto, viene attivato un montante, che solleva lo smorzatore della corda relativa al tasto premuto, cosicché essa può vibrare liberamente. Rilasciato il tasto, di circa il 50% della sua corsa, lo smorzatore ricade sulla corda, bloccandone la vibrazione e tutte le parti della meccanica tornano alla loro posizione d’origine, grazie anche alla forza di gravità. È opportuno ricordare che ‘doppio scappamento’ è solo un modo di dire, in quanto teoricamente questo meccanismo permette di ripetere lo scappamento all’infinito.

Il piano forte verticale, invece, non dispone del doppio scappamento; inoltre, non tutte le parti della sua meccanica tornano alla loro posizione iniziale grazie alla forza di gravità, perché i pezzi sono disposti verticalmente, per cui vengono utilizzate piccole strisce di feltro che aiutano il meccanismo.

Esistono diversi tipi di pianoforte

Pianoforte a coda

Orizzontale: più comunemente conosciuto come pianoforte a coda; questo tipo di pianoforte è denominato, a seconda della lunghezza totale, come quarto di coda, detto anche codino (145-165 cm), mezza coda (170-190 cm), tre quarti di coda (200-240 cm), gran coda da concerto (o gran coda, o coda da concerto; più di 240 cm); essi producono, in ordine crescente, suoni qualitativamente sempre migliori, a causa dell’ampiezza sempre maggiore della cassa armonica e della maggiore lunghezza delle corde, la quale comporta minore inarmonicità. È usato principalmente per concerti ed esibizioni. Molti produttori stanno realizzando pianoforti eccezionali (artcase); alcuni sono solo decorazioni o scenografici cambiamenti degli attuali (piedi lavorati, intarsio, pittura); per altri si tratta di modifiche radicali, come nel caso del Pegasus di Schimmel, del M. Liminal disegnato da NYT Line e realizzato da Fazioli, o del Bösendorfer Imperial realizzato da Griffa Pianoforti.

Pianoforte verticale

Verticale: è disposto verticalmente, così come la sua tavola armonica e le corde che stanno dietro alla tastiera. La sua altezza oscilla tra i 100 e i 155 cm. È usato principalmente per lo studio a differenza di quello orizzontale usato prettamente per i concerti. Le differenze con il pianoforte orizzontale sono molte a partire dall’ampiezza della cassa armonica, che è minore di quella di un pianoforte orizzontale, e dalla meccanica priva del doppio scappamento. Le corde sono disposte verticalmente (quelle gravi e parte di quelle medie sono disposte diagonalmente in maniera opposta, da qui la denominazione ‘a corde incrociate’; questo sistema sfrutta la maggiore lunghezza della diagonale di un rettangolo per ottenere corde più lunghe) e a ogni nota corrispondono a seconda del tipo di suono, gruppi di una, due o tre corde. Sono forniti spesso di un pedale posto al centro chiamato sordina che serve per interporre tra i martelletti e le corde un panno di feltro che attutisce il suono e lo rende più ovattato: è stato creato principalmente per non dare troppo fastidio ai vicini di casa. Nel corso della storia il pianoforte verticale ha subito molte modifiche; vennero creati così anche tipi diversi.

Gli appuntamenti con la storia degli strumenti musicali continuano, tra qualche giorno parleremo della batteria.

Leggi la prima parte della storia del pianoforte

Leggi la seconda parte della storia del pianoforte

Leggi la terza parte della storia del pianoforte

 

Mario Grandinetti

Scuola di Musica Artitalia

Via Fontanellato 70, Roma