Home Cultura Musica e Rumori di Fondo

Il pianoforte – seconda parte

Proseguono gli appuntamenti con la storia degli strumenti musicali, ecco la seconda parte della storia del pianoforte

SHARE

In questa parte del viaggio nella storia degli strumenti musicali in compagnia del Maestro Mario Grandinetti della scuola di Musica Artitalia alla Montagnola, si parlerà di costruttori e di grandi innovazioni.

Fu in epoca romantica, dal 1840 in poi che l’utilizzo di strutture rigide metalliche all’interno (in precedenza i pianoforti erano quasi tutti interamente in legno), con funzioni di telaio, consentì l’incremento della sonorità, grazie a più corde con tensioni maggiori e casse armoniche più grandi (e andarono affermandosi i ‘coda’ e ‘gran coda’, che all’epoca andavano da 220 a 260 cm). E anche il peso passò dai 180-200 Kg (struttura interamente in legno) ai 300-400 (strutture in ferro), sino ai 600 e oltre di inizio Novecento (struttura in ghisa).

Questo incremento della potenza sonora consentì l’uso del pianoforte nei grandi teatri o nelle sale da concerto, ma trasformò profondamente la sua qualità sonora.

Il pianoforte attuale, apparso sul finire del XIX secolo, ha ben poco della timbrica originale di inizio Ottocento. Oggi è molto diffuso chiamare ‘fortepiani’ gli strumenti costruiti sino al 1870, a causa della grande diversità della struttura e quindi della timbrica rispetto al pianoforte attuale. Tuttavia non è sempre facile distinguere nettamente fra l’uno e l’altro tipo, perché non si tratta di strumenti diversi, ma di uno strumento che si è gradualmente evoluto; all’epoca non si avvertì ai un vero momento di stacco nel passaggio dal fortepiano al pianoforte moderno, come si desume da documenti e testi.

I primi pianoforti verticali, più economici e meno ingombranti, furono creati forse nel 1780 da johann Schmidt di Salisburgo e nel 1789 da William Southwell di Dublino.

I costruttori francesi più famosi, Sébastien Érard e Ignace Pleyel, furono i più grandi produttori di pianoforti dell’Ottocento. L’Érard, in particolare, era uno strumento di relativamente grande potenza sonora e di suono deciso (potremmo dire ‘più moderno’), che dava particolare risalto espressivo. Franz Liszt ne fece il suo preferito. A Érard si devono moltissime invenzioni e perfezionamenti, tra cui quella del doppio scappamento. Il Pleyel invece aveva una grande dolcezza e pulizia sonora ed era relativamente più faticoso e difficile da suonare, perché permetteva molte sfumature interpretative e aveva una maggiore sensibilità. Era il pianoforte romantico per eccellenza. Chopin ne fece il suo preferito (sebbene si narri che, quando era stanco, suonasse l’Érard, perché il Pleyel ‘gli chiedeva troppo’).

Nel 1861 i costruttori torinesi Luigi Caldera e Ludovico Montù inventarono il melopiano, un pianoforte dotato di motore con carica a manovella.

All’inizio del XX secolo la Steinway & Sons di New York, ma con maestranze esclusivamente di origine italiana, drevetto il pianoforte con telaio in ghisa e divenne il maggior produttore mondiale di pianoforti si qualità del Novecento.

Un valido costruttore italiano di pianoforti è stato Cesare Augusto Tallone. Oggi i costruttori italiani assurti a rinomanza mondiale sono Fazioli e Luigi Borgato.

 

Leggi la terza parte della storia del pianoforte

Leggi la prima parte della storia del pianoforte

 

Mario Grandinetti

Scuola di Musica Artitalia

Via Fontanellato 70, Roma