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So Does Your Mother

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Una band di nove elementi con tre voci e sezione fiati. Una proposta originale e coinvolgente nel panorama musicale romano. Progressive rock, dance, jazz, funk, elettronica, il tutto farcito da testi ironici di stampo zappiano, per una musica ricca di variazioni e virtuosismi, dove improvvisazioni e gag estemporanee rendono unico ogni concerto. La prima uscita discografica della band è del 2013 con un ep ‘Fac(e)ing the animals’, masterizzato presso gli Abbey Road Studios di Londra. Nel 2014 cominciano la collaborazione con il produttore artistico Marco Molteni che porta il gruppo verso il sound attuale. La collaborazione ha portato alla realizzazione di ‘Neighbours’, album uscito nel 2015 che ha visto la partecipazione di Ike Willis e Ghita Casadei. L’album full-lenght è una commistione di generi, un vero viaggio sperimentale, alla ricerca di storie e persone, lontane e “vicine”. Parola chiave è integrazione. Quest’idea, tanto discussa nel mondo contemporaneo quanto urgente, è realizzata, almeno metaforicamente, grazie al motore creativo della musica attraverso il sincretismo delle canzoni che fondono con maestria le sonorità psichedeliche intese del progressive rock con quelle non meno energiche della dance e dell’elettronica, del funk, della fusion, della black music. I riff sono suonati dalle chitarre elettriche e subito doppiati dai synth come avviene in Mitile Milite. I sound contemporanei si prestano alle strutture ricche di variazioni e tempi dispari tipici del progressive più vintage, incontrando i timbri degli ottoni e degli hammond. Ascoltando Your Mother, brano già dal titolo provocatorio che è anche il primo singolo estratto dal disco, si assiste a un’incredibile esplosione di energia con cui non si può fare a meno di ballare: un tiro davvero azzeccato per un certo tipo di sonorità che non nasconde i propri virtuosismi nelle nicchie. Come disco d’esordio “Neighbours” dice davvero tanto: i So Does Your Mother sono un ensemble come pochi se ne vedono in Italia, una formazione musicale poliedrica e sfaccettata dove riescono a coesistere almeno cinque-sei generi musicali differenti. Il paragone con Zappa non è irriverente, vista la genialità di alcune composizioni (“M.D.”) e il riuscire a fondere stili diversi senza che questo si tramuti in caos. L’ultima traccia soprattutto mi ha lasciato piacevolmente stupito, ovvero quando il gruppo ha deciso di intraprendere la strada del jazz mostrando potenzialità enormi secondo il mio punto di vista: in quel reprise ho visto del notevole potenziale inespresso e spero che prima o poi il gruppo decida di indagare su questa sua abilità. Per il resto, un ottimo disco d’esordio e un gran bel lavoro di gruppo. Bene, bravi, si spera in un bis.

Guido Carnevale