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The Brian Jonestown Massacre – Who Killed Sgt. Pepper?

The Brian Jonestown Massacre è un progetto creato, modellato e affogato nel genio di Anton Newcombe, polistrumentista e produttore, già membro fondatore dei Dandy Warhols. La caratteristica più interessante della band, oltre alla strabordante produzione, è la continua contaminazione di generi nel quale il corpo rimane perfettamente inquadrato nelle radici psych-rock, in maniera netta e inequivocabile, ma gli abiti che Newcombe decide di far indossare a quel corpo cambiano di volta in volta, colorando il prodotto in chiave shoegaze, a volte folk, a tratti brit-pop, post-punk, experimental, garage, noise, drone, electro e chi più ne ha più ne metta.

Ogni disco dei BJM riesce a trasmettere l’idea folle e anarchica di libertà, di voglia di sperimentare e desiderio di non risultare mai uguale a sé stessa. Basti ascoltare “Who Killed Sgt. Pepper?”, undicesimo album in studio registrato tra Islanda e Berlino in cui l’idea di libera circolazione della follia ne rappresenta il metabolismo basale. Immaginate gli anni ‘60/’70/’80/’90 mescolati insieme da una produzione degli anni 2000: “Let’s go fucking mental”, paranoia in stile britpop, “Detka!Detka!Detka!” danza nonsense in stile sovietico, “This is The One Thing We Did Not Want To Happen”, chiarissimo omaggio a “She’s lost control” dei Joy Division, “This is the First”, pezzo semplicemente meraviglioso, “Tempo 116.7 (reaching for dangerous levels of sobriety)”, overture perfetta per la follia. Disco inevitabile!

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David Gallì

 

 

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