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The Chemical Brothers – Dig Your Own Hole

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Ed Simons e Tom Rowlands negli anni novanta erano due ragazzi inglesi con le tipiche facce da nerd, sui quali nessuno avrebbe speso due parole. Loro però hanno dato vita al connubio artistico più importante nella storia della musica elettronica. Si può creare un disco vigorosamente rock senza usare chitarra, basso, batteria e voce naturale? La risposta è datata 7 aprile 1997, secondo album dei ‘fratelli chimici’. Il piglio selvaggio e martellante di questi nuovi undici pezzi è un vortice adrenalinico e psichedelico; un uso iper-creativo degli strumenti elettronici che non si limita a creare ritmi serrati e battiti per minuto, ma aggiunge motivi armonici in un continuo svolgersi di invenzioni lisergiche. Si salta sin dall’inizio con “Block Rockin’ Beat”, al secondo brano si accelera, scavandosi la propria fossa come vuole il titolo del disco: un big beat claustrofobico, dark, quasi decadente che ha un po’ di Prodigy. I brani sono lunghi, con il terzo “Elettrobank” siamo già a 18 minuti di riproduzione. Dopo la lisergica “Piku”, ecco la prima guest star del disco, Noel Gallagher, nella sincopata “Setting Sun”. Si passa alle classiche techno “Don’t Stop The Rock” e “Get Up On It Like This”, per lasciare spazio alla seconda ospite, Beth Orthon, che con la sua voce suadente tira il freno a mano e ci immerge in un riff di chitarra che finisce per esplodere in un tripudio lisergico di percussioni e piatti. La formula chimica che i due hanno trovato è davvero quella giusta: tutto sembra al proprio posto, dall’iconica copertina al sound, per finire con le voci ospiti. Un lungo viaggio che traghetterà la musica dance fino ai giorni d’oggi ed i Chemical Brothers nell’olimpo.

Guido Carnevale