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Teatri chiusi, di nuovo

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Nel momento in cui stiamo scrivendo questo articolo la situazione è questa: teatri e cinema chiusi, di nuovo. Data la velocità con cui tutto cambia, in questo maledetto periodo, speriamo, nello stesso istante in cui ci accingiamo a mettere su carta l’ennesimo stravolgimento della situazione, di scrivere un articolo che alla sua uscita sia già fuori dal suo tempo, anacronistico e inutile, perché speriamo che all’apertura del giornale da parte del lettore la situazione di fatto, riguardo cinema e teatri, sia radicalmente cambiata e che questi siano stati riaperti e che tornino a essere quello per cui, migliaia di anni fa, sono stati creati: luoghi in cui si fa cultura. Così come speriamo che la curva del contagio si abbassi e che potremo tornare presto ad avere la vita di prima, quella normale, che spesso ci annoiava e che ogni tanto odiavamo, ma che ora, anche ai più pessimisti, sembrerà un piccolo eden nel deserto polveroso. Purtroppo sappiamo che questa nostra speranza rimarrà probabilmente delusa, perché il virus è in un rapido e continuo movimento e sempre più veementemente bracca da vicino quella che noi chiamavamo normalità, un concetto che di questi tempi sembra essere stato annacquato come il vino d’osteria, quello che decantava in una famosa canzone Gigi Proietti, amato e compianto monumento di una Roma che non c’è più, simbolo indissolubile del teatro italiano, che ci ha lasciati in un anno già difficile di per sé. Eppure la sensazione che stavolta la questione potesse essere affrontata in modo differente rimane, dopo l’enorme sforzo fatto dai teatri per rendere i propri spazi sicuri e conformi alle disposizioni nazionali, oltre che redivivi, e il bassissimo numero di contagi registrati dopo le varie messe in scena, così come la sensazione che un tavolo di discussione riguardo il concetto di “cultura” in Italia sia più che necessario alla fine dell’emergenza sanitaria. Solo il tempo ci dirà se queste decisioni prese, in un clima di rabbia popolare, per deflettere l’ormai celeberrima curva dei contagi, avranno funzionato o meno; al momento quello che resta è lo sconforto e la delusione per l’ennesimo stravolgimento della situazione di fatto per il settore e la grande speranza di ritornare, prima possibile, a vivere e respirare la cultura.

Marco Etnasi