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Garbatella: una curiosa esposizione sui muri di via Giovannipoli

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GARBATELLA – A Garbatella sul muro di cinta del Parco delle Catacombe di Commodilla, precisamente sul lato di via Giovannipoli 30-32 sono comparse, non tanto tempo fa, una piccola collezione di lastre di marmo incise, alcune disegnate, altre invece con scritto un messaggio d’appello. “Non dicere ille secernono un bboce” recita una di esse, riprendendo la scritta situata all’interno delle catacombe di Commodilla sepolte nel vicino parco. Il nome, come per la maggior parte dei sepolcri romani, trae origine dalla fondatrice o dalla donatrice del terreno su cui sorse il complesso cimiteriale ipogeo, il quale era conosciuto anche col nome dei due principali martiri ivi sepolti, Felice e Adautto. Entrambi perseguitati da Diocleziano e giustiziati poiché cristiani. Oltre agli affreschi appare una scritta, la stessa affissa sul muro della mostra, a cui gli studiosi attribuiscono un termine post-quem (VI-VII secolo, la data dell’affresco) e un termine ante quem (la metà del IX secolo, epoca dell’abbandono della cappella).  A Garbatella è quindi custodito uno dei più antichi esempi di graffiti conosciuti a Roma scritto in lingua volgare dal significato: “non pronunciare le parole segrete ad alta voce”.

LA MOSTRA, LE INTENZIONI ED IL SIGNIFICATO

Inaugurata lo scorso 10 dicembre, l’autore ha firmando gli inviti e tutti i comunicati con la sigla XXX per mantenere la propria segretezza. L’idea della mostra è quella di rievocare il gesto della spolia, ovvero quel fenomeno del reimpiego tanto in architettura, quanto nell’arte, di materiali antichi per finalità costruttive o decorative.

Un esempio piuttosto conosciuto di spolia, a Roma, possiamo ritrovarlo nel magnifico atrio antecedente all’ingresso, della basilica di Santa Maria in Trastevere o nei colonnati della navata centrale al suo interno. Infatti, in merito ad una confisca, prerogativa giuridica del papa come capo dello stato pontificio, le colonne furono prelevate da una delle stanze attualmente identificate come biblioteche delle Terme di Caracalla.

Dalle lastre affissate sul muro di via Giovannopoli, il diverso stile di ognuna sembra suggerire la mano di 15 artisti differenti di cui siamo a conoscenza soltanto per via dei nomi e per lo stile differente che decora la lastra. Segni di memoria, oggetti di scena di un rituale in cui commemoriamo l’incontro e la vita sociale. Il passante si renderà conto osservando l’installazione di poterci comunicare direttamente, infatti se mai un giorno, il tempo avrà eroso una delle lastre, potrà lasciarla dove stava o magari portarla via da regalare a chi gli è più caro. Arte da rubare? No, semmai l’invito è quello di aggiungere qualcosa sul muro. Dopo tutto, superata la sensazione di spaesamento, è facile empatizzare con le lastre, toccandole e vederle da vicino, fino a rendersi conto quel confine, ora magico, non tornerà più ad essere muro. Per capirci è l’esatto contrario dell’evento sulle mura Aureliane intitolato INSIEME; distante, freddo ed immobile.

UN GESTO SEGRETO, MAGICO

In via Giovannopoli 30-32 diverse esperienze, differenti modi di vivere si incontrano nel completo anonimato, ridisegnando quindi la superfice su cui le lastre sono state affisse. Non a caso, la scelta del muro, che cinge il Parco di Commodilla, è pieno di graffiti. L’idea degli autori è quella di trasformare una “mostra d’arte” quindi il suo evento in sé, in qualcosa di più aneddotico, quasi una forma di gesto segreto e magico. Inoltre, l’idea sembra quella di scoprire nuove tattiche e strategie per diffondere parallelamente all’attuale mercato dell’arte, un diverso modo di intendere un evento artistico. Manifestazioni che sono viste come un modo per incontrarsi senza che nessun nome, talento artistico o classe sociale, possa prevalere a priori sull’altro. Nel mondo dell’arte capitolino già penalizzato ancor prima della pandemia, questo evento curioso bizzarro sembra conservare una delicatezza imprevista ed un altruismo che brilla luce propria.

Riccardo Davoli