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San Camillo: a rischio il futuro dell’Ucri?

La denuncia del Comitato Ridivita: reparto potrebbe chiudere per far posto a malati Covid-19

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SANITÁRischio chiusura per il reparto Unità di cure residenziali intensive del San Camillo (Ucri). È questa la denuncia che è arrivata ieri dal Comitato Ridivita, composto dai familiari dei pazienti fragili attualmente assistiti in regime residenziale presso la struttura. Il delicato reparto ospita pazienti in stato vegetativo e minima responsività. Il servizio è nato nel 2011 in seguito alla chiusura di un reparto Rsa della clinica privata San Giuseppe a Prati e nel 2015 è stato spostato all’interno del Padiglione Puddu del San Camillo.

LA DENUNCIA

“Si rappresenta che in data odierna (ieri, 23 marzo ndr) – si legge nella nota diffusa sal Comitato – il Primario dell’Ucri, Dr. Claudio Granato, ha comunicato agli Amministratori di sostegno la decisione della Direzione aziendale di chiudere l’Unità di cure residenziali intensive per fare posto ad un reparto di cura per malati di Covid-19 con contestuale trasferimento dei fragili pazienti ivi domiciliati presso altre strutture convenzionate della Regione Lazio”. La lettera con la denuncia è stata inviata ieri alla Regione Lazio e all’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini oltre che per conoscenza anche alla Procura della Repubblica e al Ministero della Salute: “Questa comunicazione così delicata, che ha gettato nello sconforto i familiari – si legge sempre nella nota – al momento non sarebbe supportata da un atto formale scritto bensì solamente da un input orale ricevuto dal Primario durante la visita di alcune referenti della Direzione Aziendale. Inoltre, nessun tentativo di comunicazione con il Direttore Generale F. D’Alba, con il Direttore Sanitario D. Orazi ed altri referenti aziendali ha avuto il necessario doveroso riscontro”.

LA STORIA

L’Unità di cure residenziali intensive, spiega il Comitato, è nata nel 2011 da un progetto regionale per dare sollievo a pazienti in stato vegetativo e minima responsività: “Inizialmente collocata presso il Forlanini, nel 2015 familiari e amministratori di sostegno accettarono lo spostamento integrale del progetto e dei pazienti presso il Padiglione Puddu del San Camillo proprio perché ne veniva preservato il know-how e l’interezza delle sue funzioni grazie al Decreto cautelare del TAR Lazio n. 2669/2015”. In tutti questi anni la funzione del reparto è stata fondamentale per poter venire incontro alle esigenze di questi delicati pazienti, la cui riabilitazione “è un processo lento, fatto di dedizione e attenzione costanti, che non può essere interrotto e ricostruito altrove senza l’esperienza e la continuità del personale medico, infermieristico, degli operatori sanitari e dei fisioterapisti e senza il supporto della struttura ospedaliera che permette di curarli e di preservare la loro dignità”.

NO ALLA CHIUSURA

È per questo, sottolinea il Comitato che “non si può pensare di chiudere una unità funzionante deportandone altrove i pazienti e smembrandone valori, esperienza, conoscenze e qualità. Pur comprendendo l’urgenza di predisporre posti letto nell’Azienda Ospedaliera è doveroso evidenziare che il Padiglione Puddu si trova a ridosso del perimetro ospedaliero e a ridosso del quartiere abitato non essendo un edificio isolato come altri nel nosocomio e non possedendo le caratteristiche dell’Ospedale Spallanzani o del dismesso Forlanini. Inoltre, la vita di pazienti tanto fragili potrebbe essere messa a rischio sia dallo spostamento in altre strutture che dalla scelta di aprire reparti per malati infettivi Covid19 all’interno del medesimo edificio”.

LA DIFFIDA

Con queste le motivazioni e “in considerazione del Decreto cautelare 2669/2015 con cui il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha riconosciuto l’unitarietà e l’importanza della struttura”, il comitato ha quindi diffidato ufficialmente “l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini e la Regione Lazio dal chiudere l’Unità di cure residenziali intensive e dallo spostare i pazienti che vi risiedono, invitando a garantire loro la continuità di cure e di assistenza presso la struttura già attrezzata e organizzata presso il Padiglione Puddu del nosocomio”.

Anna Paola Tortora