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Dalla Valle Galeria si torna a guardare all’Europa

La Commissione accetta la petizione dei cittadini che chiedono la tutela della salute e dell’ambiente

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Tratto da Urlo n.169 Giugno 2019

VALLE GALERIA

È la seconda volta in sette anni che i cittadini della Valle Galeria si rivolgono alle Istituzioni europee per essere tutelati. Questa porzione della Capitale, appena fuori il GRA e a cavallo dei Municipi XI e XII, è considerata da tempo tra i territori più vessati dal punto di vista ambientale. Sito della più grande discarica d’Europa (già conosciuta grazie alla procedura d’infrazione e alla visita dei commissari di Bruxelles nel 2012), da sempre è sotto attacco per la realizzazione e la previsione di impianti industriali e siti di trattamento e smaltimento dei rifiuti.

LA PETIZIONE

I cittadini della zona hanno raccolto le loro firme e la petizione, inviata alla Commissione Europea nel gennaio scorso, è stata accolta. Nel testo, oltre a una lunga disamina dei siti e delle attività industriali che hanno vessato la Valle negli ultimi cinquant’anni, si evince la volontà di iniziare a considerare l’intero quadrante come luogo da tutelare, superando le battaglie sulle singole attività inquinanti e avvicinandosi a una logica d’insieme. Al momento in cui scriviamo la Commissione per le petizioni ha avviato l’esame del testo inviato dai cittadini, chiedendo alla Commissione Europea di svolgere un’indagine preliminare sui vari aspetti del problema. “Lo stimolo per questa petizione è stata la battaglia nei confronti dell’impianto già autorizzato dalla Regione Lazio previsto nella cava dismessa di Monte Carnevale – una discarica di amianto e inerti, ndr – Vogliamo far capire che tutto il nostro territorio è sotto attacco e andrebbe tutelato – ha spiegato Emanuela D’Antoni, la cittadina promotrice della petizione – Anche perché gli stessi cittadini romani spesso non sanno da dove arriva la loro benzina, o dove finisce la loro immondizia, e non sanno che da cinquant’anni siamo noi che ci facciamo carico di tutto questo”.

GLI IMPIANTI NELLA VALLE

La petizione accolta dalla Commissione ha il merito di ricordare la storia delle attività industriali, estrattive e legate al ciclo dei rifiuti che negli ultimi decenni hanno caratterizzato la Valle Galeria. Così come quello di presentare lo scenario potenzialmente catastrofico nel quale i residenti sono costretti a vivere. Fin dai primi anni Cinquanta l’intera valle è stata teatro di attività estrattive, con molte cave tutt’ora visibili. Con esse naturalmente sono arrivati anche impianti industriali ad alto impatto ambientale, come cementifici, depositi di gas, discariche per inerti e per rifiuti speciali. Negli anni Sessanta e Settanta la Valle ha visto l’insediamento della più grande raffineria del Centro Sud Italia, assieme alla posa di oleodotti (per lunghi tratti non interrati) che tutt’ora attraversano molti chilometri di campi agricoli. Nel 1984 servì l’intervento della magistratura per chiudere un inceneritore ritenuto troppo inquinante. Questo però venne immediatamente sostituito da un altro impianto, destinato allo smaltimento dei rifiuti ospedalieri. Con la fine degli anni Ottanta iniziava a crescere a dismisura la discarica di Malagrotta, di pari passo con l’aumento delle necessità dei romani, ma senza pensare al benessere e alla qualità della vita degli abitanti della Valle. Negli anni Novanta e Duemila la discarica si è “arricchita” di due impianti di trattamento Meccanico Biologico (TMB) e di un gassificatore (in funzione solo per due anni dal 2010 al 2011). Una serie di attività che, si legge nella petizione dei cittadini: “Appesantiscono ulteriormente lo scenario e amplificano i rischi di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose, nonché l’effetto domino”, il rischio cioè che un incidente industriale possa velocemente coinvolgere altri impianti della zona.

TUTELARE LA NATURA

La petizione naturalmente rappresenta anche l’invito alle Istituzioni Europee per la salvaguardia di un territorio potenzialmente inestimabile dal punto di vista ambientale. In particolare l’area attorno alla cava dismessa di Monte Carnevale, dove la Regione ha già autorizzato un nuovo sito. Qui nella riserva di Macchia Grande di Ponte Galeria (già sotto tutela come Sito di Interesse Comunitario), i cittadini hanno avuto modo di censire oltre quaranta diverse specie di uccelli. Un patrimonio naturalistico di tutto rispetto minacciato da una futura discarica di amianto e inerti ad appena 165 metri: “Abbiamo comunicato alla Commissione anche la necessità di estendere la tutela – spiega D’Antoni – È straordinario pensare come, nonostante tutto, questa zona riesca ancora a sostenere della fauna. Questa capacità va tutelata”. La Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) emanata dalla Regione Lazio per il momento riguarderebbe soltanto il conferimento di rifiuti inerti. Naturalmente tra i cittadini della zona è palpabile il timore che pian piano, incalzati dalle necessità di un sistema rifiuti che non decolla, si possa arrivare ad autorizzare altre tipologie di rifiuti (Codici CER) trasformando la cava in una nuova discarica di servizio. D’altronde la Valle Galeria da sempre sopporta le necessità e le emergenze della Capitale, basti pensare a Ponte Malnome trasformato (seppur in via temporanea) in sito di trasferenza per sostituire il Salario dopo l’incendio dei mesi scorsi.

Leonardo Mancini