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Lazio Nuoto: il Comune chiude l’impianto

La resistenza della società si è conclusa ieri mattina dopo l’intervento delle forze di polizia per la riconsegna delle chiavi

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SAN PAOLO – Alla fine lo sfratto per la Lazio Nuoto è arrivato. Il 2 settembre infatti un cordone di agenti della Polizia Locale ha circondato l’ingresso dell’impianto sportivo comunale di via Giustiniano a San Paolo, una risposta muscolare alla posizione assunta dalla società nel non voler riconsegnale le chiavi, forti di un pronunciamento del Tar che annullerebbe la gara con la quale la gestione dell’impianto andrebbe alla Maximo.

LA VICENDA

La struttura sportiva comunale da 34 anni è gestita dalla società biancoceleste che ha avuto modo di mettere assieme un medagliere di tutto rispetto. Nel 2018 però la concessione è terminata e il Campidoglio ha deciso di mettere immediatamente a bando la piscina (anche in presenza di convenzioni scadute da molto più tempo). Un bando che è stato da subito contestato dagli operatori. Infatti nel testo veniva dato molto più peso all’offerta economica rispetto a quella tecnica e sportiva, motivo per cui a vincere l’assegnazione non sono stati i vecchi gestori, ma la SSD Maximo. La Lazio Nuoto ha quindi deciso d ricorrere presso il Tar del Lazio, ottenendo la sentenza nel mese di maggio. I giudici amministrativi hanno infatti annullato la gara, riaprendo di fatto la partita sull’impianto sportivo di San Paolo. In estate il Campidoglio è però corso ai ripari, così come spiegato in una nota di fine agosto dall’assessore allo Sport, Daniele Frongia: “La Lazio Nuoto ha presentato un ricorso nel quale ha contestato a Roma Capitale la legittimità del bando e alla società sportiva Maximo il possesso dei requisiti di partecipazione allo stesso – spiga Frongia ricostruendo la vicenda – Il Tar ha rigettato la contestazione nei confronti di Roma Capitale, confermando la piena legittimità del bando, ed ha parzialmente accolto la contestazione nei confronti della SSD Maximo. Per questo motivo la nuova commissione valutatrice applicando quanto stabilito dai giudici del Tar, ha svolto un approfondimento, verificando tutte le fatture presentate dalla SSD Maximo e confermandone il pieno possesso dei requisiti di partecipazione. E, di conseguenza, la vittoria della gara”.

LA RICONSEGNA DELLE CHIAVI

Nei giorni scorsi un volantino affisso all’esterno dell’impianto ha riacceso lo scontro. Nel testo il Campidoglio annuncia la riconsegna delle chiavi e il passaggio di consegne alla Maximo a partire dal 3 settembre. Le reazioni della società biancoceleste sono state immediate, con il Presidente Moroli che affermava: “Non cederemo a quella che appare sempre più una persecuzione dell’Amministrazione Raggi – e ancora -Sappiamo che la ragione è dalla nostra parte e combatteremo con tutte le nostre forze sul piano del diritto, in tutti i gradi di giudizio”. Non è mancata la replica dell’Assessore Frongia a pochi giorni dall’intervento delle forze dell’ordine: “La nostra Amministrazione sta seguendo le regole e rispettando le sentenze, non esiste alcuna questione personale contro i colori biancocelesti o la storia della S.S. Lazio Nuoto. Chiunque affermi il contrario lo fa in malafede”. L’opposizione della Lazio Nuoto alla riconsegna delle chiavi è stata giustificata dai dirigenti della società in quanto la richiesta sarebbe illegittima. Questa infatti per i biancocelesti violerebbe la sentenza del Tar che annullava l’aggiudicazione della gara alla Maximo perché prima di alcuni requisiti utili alla partecipazione. Ci sarebbe poi una richiesta di chiarimenti ancora pendente al Tar avanzata sia dalla Maximo che dal Campidoglio. Inoltre la Lazio Nuoto avrebbe intenzione di ricorrere nuovamente al giudizio del tribunale amministrativo in merito alla nuova aggiudicazione della gara avvenuta in estate dopo che il Comune ha costituito una nuova commissione e giudicato idonea la Maximo. Lo sfratto sarebbe infatti avvenuto senza il rispetto dei tempi per il ricorso.

LE REAZIONI

Dalle forze politiche locali non sono mancate le prese di posizione contro questa decisone del Campidoglio, a partire dal Presidente del Municipio VIII, Amedeo Ciaccheri: “Oggi il territorio dell’VIII Municipio sconta la mancanza della apertura della stagione natatoria alla piscina di viale Giustiniano Imperatore, un impianto che nei prossimi giorni rimarrà chiuso in attesa di chiarezza sul proprio destino. Non faremo un passo indietro per chiedere conto all’Assessore comunale e alla Sindaca della garanzia allo sport di base nel territorio e del rispetto sia dell’utenza che degli operatori sportivi che in questo frangente diventano le prime vittime di questa brutta vicenda. Si vorrebbe far passare il tutto per uno scontro tra due società differenti, quando la responsabilità, oggi, di un empasse che rischia di diventare un nuovo caso di giustizia amministrativa nella nostra città, è unicamente di Roma Capitale”. Da Fdi è stato l’Onorevole Fabio Rampelli a predisporre una interrogazione Al Ministro dei beni e delle attività culturali del turismo e al Ministro per gli affari regionali e le autonomie, per chiedere quali siano le misure che il Governo intenda adottare per verificare la “legittimità dell’operazione”. Mentre gli esponenti della Lega viene espressa solidarietà alla società “che per trent’anni ha garantito sport di livello nel quartiere Garbatella, e che ora si ritrova sfrattata dal Comune di Roma – affermano il consigliere regionale del Lazio Pasquale Ciacciarelli, presidente della V Commissione Sport, ed il consigliere dell’VIII Municipio Simone Foglio – Emerge, in maniera sempre più vivida, l’incompetenza dei Cinque Stelle che “amministrano” Roma e della Sinistra che governa il municipio VIII, la stessa parte politica che sta facendo danni in Regione Lazio. La somma di queste due sciagure, PD e Cinque Stelle, sta producendo incompetenze politiche sui territori”. Il capogruppo del M5s locale, Enrico Lupardini, in questa vicenda si allinea invece a quanto riferito fin qui dal Campidoglio, sottolineando come “questa sia una conclusione trasparente, che rispecchia il risultato del bando. Una gara – aggiunge – non pre-costruita o fatta su misura per agevolare qualcuno”. Sui modi della riconsegna delle chiavi (con l’ausilio di un cordone delle forze dell’ordine) i grillini locali aggiungono: “Si è arrivati a questo punto perché nei giorni scorsi su social e stampa la società aveva dichiarato di voler resistere e di non avere intenzione di riconsegnare le chiavi. C’è poi da sottolineare un fatto – spiega Lupardini – la società Maximo ha assicurato l’inserimento nel suo organico di tutti i lavoratori dell’impianto, quindi nessuno perderà il suo posto di lavoro e sarà assicurata anche la continuità tecnica e atletica per gli iscritti. Ora – conclude – aspettiamo il nuovo ricorso che la Lazio Nuoto ha annunciato e di cui accetteremo serenamente la decisione del Tar”.

I PROSSIMI RICORSI

Ora si attende la replica da parte della Lazio Nuoto, che sicuramente si consumerà nelle aule di giustizia. Intanto dopo la perdita dell’impianto di San Paolo per la società si è già palesato all’orizzonte il primo scoglio da superare: il ritiro della Lazio Nuoto dal Campionato di Serie A1 maschile di Pallanuoto. “Oltretutto seguita il Presidente Moroli – nel territorio tutti vogliono che noi restiamo nessuno vuole questo assurdo sfratto. Noi faremo di tutto sul piano legale per opporci a questo inaudito atteggiamento che discrimina il merito e offende la legalità”.

Leonardo Mancini