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Roma: al voto in aula il Regolamento dei Beni Comuni

La Delibera di iniziativa popolare sottoscritta da 12mila cittadini nel 2018 arriverà finalmente al voto del Consiglio Comunale. La nostra intervista a Katiuscia Eroe del Comitato Parco Giovannipoli, tra i promotori dell’iniziativa

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parco commodilla repertorio

ROMA – Nella giornata di domani arriverà in Aula Giulio Cesare la Delibera di iniziava popolare sul Regolamento dei Beni Comuni, presentata nel maggio del 2018 dalla Coalizione per i Beni Comuni che oggi conta ben 186 realtà tra comitati e associazioni del territorio capitolino. L’intento di questo documento è quello di facilitare le iniziative dei cittadini attivi che si prendono cura di spazi e beni pubblici, puntando ad una partnership costruttiva con il Comune.

Parliamo di questo documento e del percorso che lo ha prodotto con Katiuscia Eroe, appartenente al Comitato Parco Giovannipoli e prima firmataria della Delibera.

Su cosa si dovranno esprimere i consiglieri Capitolini?

In Aula arriverà la nostra Delibera sottoscritta da 12 mila persone e sostenuta dalle 186 realtà cittadine che compongono la Coalizione per i Beni Comuni. Quello che viene proposto è l’adozione di un Regolamento per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni della nostra città.

Da dove arriva questa delibera?

Il percorso è partito ad agosto del 2017 con l’approvazione da parte del Comune di Roma di due norme che aumentavano i massimali assicurativi per i volontari delle aree verdi e complicavano l’iter autorizzativo per le varie iniziative. Noi come Comitato Parco Giovannipoli ci siamo allarmati e a settembre abbiamo fatto partire una serie di riunioni. Con il Comitato Grotta Perfetta abbiamo presentato anche un ricorso al TAR contro queste norme, ottenendo prima una sospensiva per poi perdere nel merito, ma intanto il Comune aveva già migliorato i percorsi autorizzativi. In questo frangente nasce la Coalizione dei Beni Comuni che inizialmente contava una cinquantina di realtà. Iniziammo così a lavorare sul Regolamento che all’epoca era già stato adottato in più di 100 città italiane, ma che oggi conta circa 220 aderenti e città come Bologna e Torino. Una volta redatto il testo e raccolto 12mila firme abbiamo consegnato la Delibera nel maggio del 2018.

Come mai è passato così tanto tempo?

I tempi tecnici prevedono 6 mesi di consultazione e 6 per la calendarizzazione. Avevamo ricevuto alcuni pareri negativi dalla Commissione Patrimonio, così abbiamo iniziato un percorso di un anno in cui ci saremmo dovuti impegnare con le varie commissioni capitoline per analizzare il regolamento e trovare una versione condivisa. Siamo partiti l’8 agosto 2018 e fatto in totale 4 incontri. Durante l’ultimo appuntamento non ci sono state fatte osservazioni, ma dalla maggioranza ci è stato semplicemente detto che il regolamento non andava bene e che ci avrebbero pensato loro a scriverne uno migliore. Da quel momento si è interrotto ogni dialogo. Così dopo una seduta della commissione Trasparenza è arrivata la calendarizzazione ad ottobre con due anni e mezzo di ritardo.

E il Regolamento che avrebbe scritto il Campidoglio?

Noi non abbiamo saputo nulla. Non siamo mai stati coinvolti in nessun percorso e non sappiamo se sia stato mai realizzato.

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Quali sono gli elementi principali del vostro Regolamento?

Quello che proponiamo è uno strumento che può andare a vantaggio delle realtà che si occupano dei beni comuni e dell’Amministrazione. A Roma in molti casi i cittadini si occupano di luoghi che altrimenti sarebbero abbandonati e li rendono vivi. Le regole attuali con l’adozione degli spazi, parlano di un affido totale ai cittadini, con il Comune nel solo ruolo di controllore. Non c’è possibilità di dialogo e di organizzazione delle attività che i cittadini possono o non possono realizzare. Il Regolamento permette proprio questo, secondo un rapporto di sussidiarietà orizzontale, con il Comune e i cittadini in un patto di collaborazione. In questo accordo si possono inserire tutte le realtà o le organizzazioni che possono servire per la gestione, trovando soluzioni che vanno incontro ai cittadini e alle amministrazioni.

Uno scenario diverso rispetto all’attuale…

Molto diverso. Oggi a Roma sono tantissimi i luoghi della cittadinanza attiva. Tante realtà hanno problemi di gestione e di dialogo con l’Amministrazione. Possibile che non si trovi uno strumento per aiutare questi cittadini attivi? Unico elemento positivo, che anche noi come Parco Giovannipoli abbiamo utilizzato, riguarda i fondi per le aree verdi assegnati dalla Regione per singoli progetti dei quali i cittadini, l’associazione o il Comitato, sono responsabili. Così i cittadini possono prendersi carico di un pezzo della gestione, non di tutto.

Che risultato pensate di ottenere dalla votazione di domani?

Noi ragioniamo su quanto ci è stato detto nelle commissioni cui abbiamo partecipato. Le opposizioni tendenzialmente dovrebbero votare favorevolmente il nostro progetto, mentre il Movimento 5 Stelle potrebbe bocciarlo oppure astenersi. Personalmente spero che su non tema come questo non ci siano astensioni, ma che chi voterà contro si prenderà la responsabilità di dire a 12mila cittadini che non vuole un Regolamento dei Beni Comuni. Soprattutto in questo momento storico con l’emergenza sanitaria ancora in atto e le moltissime iniziative di aiuto e sostegno partite dal basso e gestite dalla società civile in tutta la città.

Leonardo Mancini