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Covid-19, Lazio: il Tar contro l’impiego domiciliare dei medici di base

Dalla Regione pronto il ricorso al Consiglio di Stato. L’Unità di Crisi Covid-19: “Nel Lazio vi sono oltre 60 mila persone in isolamento domiciliare ed è tecnicamente impossibile gestirle unicamente con le USCA-R”

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REGIONE LAZIO – È il Tar del Lazio a mettere un freno all’utilizzo dei medici di medicina generale nella cura domiciliare dei pazienti positivi al COvid-19. I Giudici amministrativi hanno fatto riferimento al decreto legge del 9 marzo scorso che “rende illegittima l’attribuzione di tale compito ai medici di medicina generale, che invece dovrebbero occuparsi soltanto dell’assistenza domiciliare ordinaria”, quindi dei pazienti non positivi al Covid.

LA SENTENZA

Per il Tar del Lazio quindi l’affidamento ai medici di medicina generale dell’assistenza domiciliare per i malati Covid sarebbe in netto contrasto con quanto disposto dalle norme emanate per la gestione dell’emergenza sanitaria. Il ricorso era stato presentato dal Sindacato dei medici proprio in relazione alle ordinanze della Regione Lazio. Nella sentenza i Giudici affermano che i medici di medicina generale “risultano investiti di una funzione di assistenza domiciliare ai pazienti Covid del tutto impropria”. Per il Tar questa funzione invece “dovrebbe spettare unicamente alle Unità Speciali di Continuità Assistenziale – USCA Ndr – istituite dal legislatore nazionale d’urgenza proprio ed esattamente a questo scopo”.

DALLA REGIONE

Dalla Pisana è l’Unità di Crisi COvid-19 a far sapere che ricorreranno al Consiglio di Stato contro questa sentenza perché questa “non tiene conto di un quadro di forte evoluzione del ruolo dei medici di medicina generale nel contrasto alla pandemia ed arriva dopo 8 mesi dalle modalità organizzative messe in atto che finora hanno consentito di essere nella cosiddetta zona ‘gialla’. Nel Lazio vi sono oltre 60 mila persone in isolamento domiciliare ed è tecnicamente impossibile gestirle unicamente con le USCA-R”.

Red