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Riconoscere e smentire le fake news: è facile se sai come farlo

Quella che stiamo vivendo è un’epoca caratterizzata da un flusso costante e imponente di informazioni. Il web, i media mainstream, i social network ci mettono a disposizione ogni giorno migliaia e migliaia di notizie e fonti da cui attingere per poter aumentare la nostra conoscenza. Ma in tutto ciò c’è anche un lato negativo: la presenza delle fake news, ovvero di quelle notizie più o meno volutamente manipolate che in molti casi creano confusione e false credenze. Un esempio recentissimo quello legato alla sospensione temporanea del vaccino anti-covid di Astrazeneca che ha scatenato le proteste di complottisti e no vax.

Ma dalle bufale è possibile difendersi se abbiamo a disposizione strumenti adeguati come quelli elaborati da truffa.net, portale specializzato nell’analisi delle piattaforme web operanti nell’ambito della finanza e del gioco online.

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Chi crea e diffonde le fake news?

Marianna Spring, celebre giornalista della BBC specializzata in disinformazione e social media, ha studiato recentemente decine e decine di notizie false legate alla pandemia e ha individuato sette diverse categorie di potenziali veicolatori e diffusori di fake news. La prima è quella dei Joker, ovvero di chi crea contenuti volutamente falsi e scherzosi ma a cui la gente, per i motivi che andremo ad analizzare in seguito, inizia a credere. La seconda è quella degli scammer, ovvero dei veri e propri criminali che diffondono bufale per estorcere denaro e dati personali. Si prosegue poi con i politici che per interesse di parte effettuano dichiarazioni fuorvianti e con i “famosi” complottisti, individui che dedicano la propria vita ad alimentare teorie senza base scientifica. Molto più “pericolosi” gli ultimi tre gruppi: gli insider, ovvero coloro che si propongono come fonte primaria di informazione e puntano sulla loro credibilità per diffondere notizie manipolate, i parenti e amici che senza dolo si scambiano messaggi e contenuti falsi, e i personaggi famosi che dalla forza della loro notorietà alimentano questi flussi.

Quali sono i meccanismi che favoriscono la diffusione di notizie false?

La recente analisi di truffa.net individua cinque meccanismi che spingono le notizie false a ricevere più credito rispetto a quelle dimostrate e verificate. Il primo è il cosiddetto “truth-bias”, ovvero la tendenza a credere per fiducia o conoscenza a un’altra persona indipendentemente dal fatto che stia mentendo. Il secondo è il “naive realism”, la propensione a credere che la nostra visione del mondo sia corretta e quella degli altri di parte o distorta per interesse. Il terzo è il “confermation bias” ed è anche il più conosciuto e studiato: si tratta della tendenza a ritenere veritiere soltanto le informazioni che coincidono con le nostre convinzioni più profonde. Gli ultimi due hanno una stretta correlazione con il web e le fonti informative: il primo è la falsa protezione tipica di chi naviga al sicuro nella propria casa e abbassa le difese. Il secondo riguarda la pervasività delle news sui social media, per forza di cose meno avvezzi e strutturati ai processi di verifica delle notizie.

Qual è il ruolo dei media mainstream?

 Nonostante i social media siano diventati la principale fonte di informazione per milioni di persone e per milioni di italiani, anche i media tradizionali come tv e giornali hanno il loro ruolo nella diffusione delle fake news. A dimostrarlo è una recente indagine sui flussi informativi durante le ultime due elezioni presidenziali americane. Nel 2016 soltanto il 14% degli statunitensi ha indicato i social come fonte principale per informarsi. Un trend confermato nel 2020 quando il presidente uscente Trump ha monopolizzato stampa ed emittenti nazionali per la sua crociata contro la validità del voto per corrispondenza. Uno studio fondamentale per capire come i vituperati bot, algoritmi e troll che vengono chiamati in causa quando si parla di bufale siano soltanto una parte del meccanismo.

 Come difendersi dalle fake news

 Per nostra fortuna oggi ognuno di noi ha a disposizione strumenti per verificare le notizie senza essere per forza un professionista dell’informazione. Un processo molto semplice è quello di applicare il famoso “CRAAP Test” elaborato da un gruppo di studiosi dei media della California State University. CRAAP è l’acronimo di Currency, Relevance, Authority, Accuracy e Purpose. Tradotto in italiano tempestività, rilevanza, fonte, accuratezza e scopo. Tutte domande che possiamo porci quando ci troviamo di fronte a un contenuto informativo.

In più, proprio per combattere questo flusso indiscriminato di fake news, sono nati in questi anni importanti siti, tool e portali di verifica. Per il fact-checking i più famosi sono FactCheck.org, Polifact, Bufale.net, PagellaPolitica e Butac. Per l’analisi delle immagini ci sono Foto Forensics, Google Reverse Image Search e TinEye mentre per i video abbiamo a disposizione InVid Project e YouTube Data Viewer.

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