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Altro spazio per nuovi Post it

Purtroppo negli scorsi mesi è stato più che naturale dedicare diversi editoriali al tema che ci ha coinvolti tutti: la pandemia di Covid-19. Nel 2020 e in questa prima parte del 2021 ci siamo abituati ad avere a che fare con termini, numeri e procedure che fino a poco tempo fa erano state appannaggio assoluto di virologi e personale sanitario impiegato in scenari difficili.

Abbiamo imparato a colloquiare di indice Rt e di rapporto tra contagi e tamponi così come parlavamo di calcio davanti ad un caffè (anche se ben distanziati e non al bancone). Sui nostri editoriali abbiamo però cercato (nelle nostre possibilità e nello spazio a disposizione) di affrontare alcuni dei temi più subdoli e preoccupanti di questa pandemia. Uno su tutti riguarda il “giorno dopo”, la ripresa del lavoro e la sicurezza dei lavoratori.

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Nell’aprile del 2020 nell’editoriale dal titolo “Un post it per domani” parlavamo di memoria e di cosa avremmo ricordato al momento della ripresa. Citavamo i medici e gli infermieri chiamati “eroi”, così come i termini militareschi (così in voga in quel momento) come “trincea” e “guerra al virus”. Allo stesso tempo però ci chiedevamo cosa sarebbe rimasto della solidarietà e della vicinanza tra le persone pur nel distanziamento forzato. Se ricorderemo i lavoratori, le regole e i diritti quando la ripresa imposterà la corsa per non restare indietro, per non perdere il treno.

Ad aprile 2020 invitavamo tutti a riempire le proprie bacheche (reali, non quelle digitali) di post it con tutte queste immagini e questi spunti per avere memoria della pandemia e dei buoni propositi così spesso evocati nei lunghi giorni più neri dell’emergenza sanitaria. Allora (come oggi) ho però non pochi dubbi sulla nostra capacità di uscire dalla pandemia con un mondo nuovo e migliore. Purtroppo infatti non mancano i primi segnali che ‘tutto cambia per non cambiare mai’.

Tra i tanti esempi quello più lampante resta la caduta della funivia del Mottarone. Un incidente che si sarebbe potuto evitare se le misure di sicurezza e la necessità di bloccare l’impianto per riparazione non avessero rischiato di far perdere “la stagione della ripresa”. In questo caso a fare le spese della corsa senza regole e diritti non sono stati direttamente i lavoratori, ma bensì gli utenti che hanno perso la vita nello schianto.

Una lezione che forse sarà durissima da imparare. Un altro post it sulla bacheca per avere memoria e non dimenticare.

La speranza è che i numeri dei morti sul lavoro e delle vittime indirette delle mancanze di attenzione, limitazione delle norme di sicurezza e della necessità di correre senza limiti e regole, non siano troppo alti. È un dato questo che dovremo valutare nei prossimi anni, quando cercheremo di interpretare l’onda lunga della pandemia, tra posti di lavoro, vittime e fondi europei.

Leonardo Mancini

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