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Fili da riallacciare

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Tratto da Urlo n.187 Febbraio 2021

Nel bene o nel male anche i giovani hanno attraversato la pandemia. Purtroppo in questi mesi però ci sono fili, che legano i ragazzi alla società, al vivere civile e alla sacrosanta ribellione, che sembrano essersi slegati, lasciando delle gioventù in pausa, isolate o allo sbando, che rischiano di perdersi per sempre.

A metà gennaio dei dati diffusi dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù potrebbero non avere avuto l’attenzione dovuta. In una intervista il responsabile della struttura ha parlato dell’aumento del 30% dei tentativi di suicidio di giovani tra i 12 e i 18 anni, con il 100% dei posti in reparto occupati da questo tipo di pazienti. Il raffronto con il 2019 è d’obbligo, infatti allora gli accessi al Pronto Soccorso legati ai tentativi di suicidio erano stati 274, mentre nel 2020 hanno superato quota 300.

Ci sono poi le segnalazioni (e purtroppo anche la perdita di una vita) di catene e sfide lanciate tra i più giovani attraverso i social network. Si tratta di comportamenti che mettono a rischio la vita in gare di popolarità e coraggio che ci sono sempre state, ma che nell’isolamento di questi mesi raggiungono una risonanza preoccupante. In questo caso i social network stanno cercando di correre ai ripari (temiamo più per evitare cause miliardarie che per rispondere ad un imperativo morale), limitando finalmente l’accesso ai più giovani. Un’azione necessaria, tardiva ma forse inutile, dato che queste attività si sposteranno solo un po’ più in là dove l’occhio (per ora) non arriva.

Esiste anche una componente di giovani che non ci sta. Che combatte e si ribella. Purtroppo però le facce della medaglia sono due. Ci si ribella per tornare a scuola in sicurezza, con aule e spazi adeguati, oltre a mezzi pubblici che non rischino di divenire focolai di contagi; oppure lo si fa organizzando assembramenti o risse ai quali partecipano centinaia di ragazzi e ragazze senza mascherine in spregio del virus che ancora circola nelle nostre città.

Tutte queste vicende fanno sicuramente parte degli strascichi e dell’onda lunga che i mesi di lockdown, le restrizioni e l’assenza della scuola avranno sui comportamenti dei più giovani. Sembra evidente che se questi mesi hanno pesato sugli adulti (in alcuni casi in maniera fortissima), su menti e personalità in formazione l’assenza dei naturali contatti avrebbe lasciato il segno. Purtroppo però tra bonus, ristori, cassa integrazione, aiuti voucher, Dcpm e tutto il resto, guardando ad oggi e alla contingenza, ci siamo dimenticati del futuro e dei più giovani che lo rappresentano. Pian piano il ritorno a scuola servirà forse a riallacciare qualche filo, a ripensare alcuni comportamenti e ad uscire dall’isolamento, a far tornare a correre queste gioventù che non possono essere perse.

LM