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Le fiamme di Notre-Dame

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Lo scorso 15 aprile un tragico incidente ha scosso il mondo. Le fiamme hanno avvolto la Cattedrale di Notre-Dame di Parigi, edificio cardine della religione cristiana nonché culla dell’identità francese e della cultura europea. Costruita tra il XII e il XIV secolo, l’antica basilica non era mai stata colpita da un incendio, la cui prevenzione era affidata solo a sensori antifumo e alla guardiania. Nel tardo pomeriggio il fuoco ha iniziato a divampare su uno dei ponteggi installati sul tetto, alla base della flèche crollata, costituita da 500 tonnellate di legno e 250 di piombo.
Le cause del disastro sembrano essere totalmente accidentali. Quel che è certo è che la Cattedrale di Notre-Dame non sarà mai più la stessa: con la flèche, ricostruzione neogotica realizzata tra il 1858 e il 1859 da Eugène Viollet-le-Duc per sostituire la precedente duecentesca andata distrutta durante la Rivoluzione Francese, è stato perso integralmente anche il tetto, che aveva una copertura di tegole in piombo risalente al 1326 e l’intelaiatura lignea del Duecento, realizzata con 1300 querce.
L’incendio è stato domato solamente alle 4 del mattino, dichiarandolo totalmente estinto alle 9:50. Hanno lavorato alla difficile impresa più di seicento Vigili del Fuoco, con attrezzature di vario tipo. I tesori di Notre-Dame sono stati quasi tutti messi in salvo, mentre sono andati distrutti l’altare moderno, rimasto schiacciato da pietre e travi bruciate, e due concerti di tre campane ciascuno.
Il mondo si è immediatamente stretto in un abbraccio di solidarietà verso i parigini ed è iniziata fin da subito una corsa alle donazioni. Ancora non si può prevedere quanto tempo ci vorrà per restaurare la Cattedrale parigina, anche se si parla già di circa 5 anni. Bisognerà capire innanzitutto quali saranno i materiali prescelti (se il rovere, per rendere omaggio alla struttura andata perduta, o un più moderno connubio di acciaio e cemento) e ragionare sulle varie ipotesi di fattibilità.
Questo grave incidente ha posto l’accento sull’essenza dei simboli culturali nella nostra epoca. Da un lato è indubbia la loro fragilità: colossi immortali e apparentemente indistruttibili possono crollare in poche ore lasciando dietro se stessi solo macerie. D’altra parte però gli stessi simboli fanno emergere una forza ancora presente e importante a livello ideologico: le persone tendono a riconoscersi in alcuni di essi, a caricarli di identità, storia e cultura, a disperarsene quando ne vengono privati. Viviamo in una civiltà fluida, fatta di contaminazione e attenzione al futuro ma con delle radici ben salde nel passato. Il mondo si è raccolto attorno alla Francia non solo per la perdita di un’opera architettonica storica, artistica e religiosa, ma soprattutto perché i parigini hanno rischiato di smarrire un frammento della loro identità. Anche se i simboli rischiano di perdersi per sempre, i valori restano vivi, sconfinando epoche e luoghi. Da qui deriva l’importanza imprescindibile delle origini, il vero motore evolutivo di ogni società moderna.

Serena Savelli