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Un post-it per domani

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Tratto da Urlo n.178 Aprile 2020

In queste giornate di metà aprile, con lo sguardo al prossimo 3 maggio, alle notizie altalenati sulla frenata dei contagi, alle nuove zone rosse e all’avvio della ‘Fase 2’, quello che resta importante è la memoria del passato, come di tutte quelle aspettative e possibilità immaginate in questi giorni e messe da parte per quando ‘tutto sarà finito’.

Partiamo proprio dal passato. Date importanti, come l’eccidio delle Fosse Ardeatine, il 25 aprile e il Primo maggio, per questo 2020 avranno un sapore e un’identità diversa. Iniziative online, ricordi personali e la semplice intimità di un pensiero rivolto ai fatti e alle lotte del passato, se non riescono a soppiantare le cerimonie pubbliche, i cortei e le manifestazioni di piazza, servono comunque al loro scopo. Quello, spero, di lasciare intatta la memoria e il ricordo, non solo dei fatti in sé, ma anche di quella comunità di persone pronta, anno dopo anno, a celebrare, riunirsi o festeggiare.

Passiamo a queste strane lunghe giornate che stiamo vivendo. Non possiamo prescindere dal ricordo e dalla memoria, personale e collettiva, che stiamo costruendo in questa emergenza. Tra diagrammi, grafici e dati, quello che resterà saranno forse le piccole cose, come le video conferenze, i messaggi del premier, o un occhio nelle case di commentatori e politici. In tanti ricorderanno la musica dai terrazzi, gli applausi e gli appuntamenti con i più disparati flash-mob (alcuni francamente eccessivi e pian piano dimenticati con l’avanzare delle settimane). Si ricorderanno le parole utilizzate, come ‘eroi’ per medici e personale sanitario e per tutti quei professionisti che dell’emergenza fanno il loro lavoro. O tutto quel vocabolario belligerante e militaresco di questi giorni: lotta, battaglia e trincea. Poi le code nei supermercati, in farmacia e nei tabaccai. Certo, ben diverse dalle lunghe file per il pane evocate dai nostri nonni, ma comunque inedite e significative per molti di noi.

Poi c’è domani, quando ‘tutto sarà passato’. Nell’insieme delle notizie, dei commenti e dei fatti non mancano quanti sono certi che la situazione ci consegnerà un mondo, una società e un atteggiamento diverso, nuovo, migliore. Non me ne vogliano i più, sarò felice di essere smentito e di essere etichettato come Cassandra, ma il timore che nulla di questo porterà ad un cambiamento mi assale e preoccupa al pari dell’emergenza attuale. Siamo certi di aver assimilato questa memoria e che i post-it con tutte queste affascinanti immagini siano ben saldi sulle nostre bacheche? Ricorderemo gli ‘eroi’ e la ‘trincea’ quando ‘taglieremo’ un letto di ospedale, truccheremo un bando o un concorso? Ci ricorderemo che sono quelle persone a salvare le vite? Ricorderemo le gare di solidarietà, la spesa sospesa, i negozianti amici, quando le abitudini e la routine avvolgeranno nuovamente le nostre vite? Ricorderemo le difficoltà e i diritti dei lavoratori quando ci si chiederà di spingere al massimo con la ripresa? Chi ne farà le spese? Chi impedirà che sull’altare della recessione si immolino gli ultimi, i senza diritti, i senza casa, l’ambiente e le regole? Ci ricorderemo che il virus non è arrivato con un barcone approdato al Sud ma probabilmente in business class al Nord?

Non mancano tanti giorni alla ripresa, alla riapertura. Io voglio impiegarli così: con nastro adesivo e puntine, affinché il vento, quando riaprirò la porta, non farà volare via i post-it dalla mia bacheca.

Leonardo Mancini