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Una cultura di gruppo

L’aver traslocato mi ha fatto tornare tra le mani un vecchio libricino che non sfogliavo da tempo. Aprendo a caso l’occhio è caduto su questa parte: “È utile munirsi di alcuni libri che possano essere scambiati tra i membri della guerriglia, libri che potranno essere buone biografie di eroi del passato, storie o geografie economiche […] e alcune opere di carattere generale che possano innalzare il livello culturale dei soldati”. Si tratta di “La guerra di guerriglia” di Ernesto Che Guevara (1967). Tralasciando la politica, la riflessione che ho fatto su questa frase è di natura sociale. Ho iniziato a pensare alla dinamica del gruppo, che sia questo formato da guerriglieri nei campi Boliviani o da amici, familiari e colleghi che ci circondano. La riflessione è sulla valenza dei libri e della cultura condivisa che questi portano al gruppo. Perché il valore di alcuni libri, accuratamente scelti, non dovrebbe essere “comunitario” anche nella nostra quotidianità? Perché non pensare alla possibilità che anche nei nostri gruppi, di tutt’altra natura, si punti a rendere comunitaria una determinata conoscenza? Personalmente ho voluto scegliere un paio libri da mettere in comune tra le persone che frequento, legati a temi che vorrei comunicare a chi mi sta intorno.

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Il primo è un libro del 2021 che vorremmo invecchiasse in fretta, si tratta di “Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo più sentire” di Michela Murgia, per ricordare come l’ingiustizia e la mortificazione passino anche dal linguaggio. Il secondo libro, un po’ per le zone di Roma di cui mi occupo e che vivo, un po’ per la ricorrenza degli 80 anni dalla strage delle Fosse Ardeatine, è “L’ordine è già stato eseguito” di Alessandro Portelli. Qui il tema è la memoria e il sacrificio dal quale sorgono i valori democratici. Un “ripasso” che è sempre bene proporre. Per il momento li ho passati a due amici e loro hanno condiviso con me altri testi (un romanzo e un saggio forse fin troppo pesante), ma intanto nel gruppo c’è già chi spetta di averli in prestito. Non penso che li rivedrò presto, ma certamente ne sentirò parlare.

Leonardo Mancini